Cronaca

Sviluppo? Tutto già visto

Il Contratto per Taranto e l’atto d’intesa Di Bello-Fitto del 2003


Doveva essere una visione di futuro. Ma a mancare è un vero colpo d’ala. Piuttosto, il fiume di soldi previsto su Taranto nell’ambito del Contratto di Sviluppo viene visto dagli enti locali, Comune e Provincia, come un finanziamento per interventi che sembrano ordinari, più che straordinari, come dovrebbe essere nello spirito del CiS.

Aspettando il Cipe, con l’ok agli 800 milioni – in buona parte fondi non nuovi – nell’elenco degli “interventi strategici da sottoporre all’istruttoria della Struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del Contratto Istituzionale per Taranto”, brilla – si fa per dire – il Palazzo degli Uffici, inserito nella lista tanto del Comune che della Provincia.
Paradossalmente, si certifica che l’ex Archita è il simbolo del fallimento politico di entrambi gli enti, scelto non a caso dagli operai di Isolaverde per la nuova protesta di cui parliamo nelle pagine di cronaca.

Per  un progetto pluri-annunciato (e pluri-inaugurato) e che è un ‘semplice’ recupero di un palazzo di pregio si arriva a chiedere l’aiuto dello Stato. Altrove sarebbe un’opera di routine, o poco più. Qui viene inserito in uno strumento straordinario, destinato nelle intenzioni del governo a cambiare volto alla città. Il Comune ha la chance di bussare al governo e chiedere una ‘nuova Taranto’. 

Più modestamente, invece, si limita  alle “reti idrico-fognanti, della banda larga, della rete gas e di altre linee e cavi necessari in Città Vecchia; la videosorveglianza, il recupero architettonico dei palazzi Carducci e Troilo”.

Riguardo ai Tamburi, si pensa di utilizzare i soldi disponibili per Foresta Urbana e la costruzione di 154 alloggi in housing sociale: nulla di nuovo. Si tratta di progetti di cui si parla addirittura dal 2003, Atto d’intesa Di Bello-Fitto. Dodici anni fa. Quando già il tema dell’inquinamento,  e del ‘risarcimento’ per il quartiere più martoriato, era tema di dibattiti, proposte e progetti. Mai realizzati, ovviamente.

Tornando al CiS: per il 2017, il Comune ritiene prioritari i Centri di raccolta differenziata nelle circoscrizioni di Lama-San Vito-Talsano, nel quartiere Paolo VI e nella circoscrizione Tamburi, il depuratore di Bellavista, il Centro di recupero e cura delle tartarughe (il famoso e contestato tartarugaio in città vecchia), oltre ad un Centro di compostaggio a digestione anaerobica per il recupero energia, ad un intervento di caratterizzazione nella zona SIN in località Gennarini, ad un intervento per l’utilizzo di idrogeno sui mezzi pubblici, di un Centro comunale di raccolta rifiuti in Via Golfo di Taranto. Ancora, troviamo il sovrappasso di raccordo tra il parcheggio del Rione Croce e la Stazione ferroviaria.

Mancano solo i Baraccamenti Cattolica, altro classico del repertorio politico nostrano. Tranquilli: l’idea di inserirli nella lista è emersa nella commissione Servizi di ieri. Magari nel Contratto di Sviluppo si proverà ad inserire anche la colmatura delle buche per strada. Chissà la faccia dei tecnici di Palazzo Chigi.

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