31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 14:03:00

Cronaca

Una guerra ad armi impari, difendiamo i nostri valori

Non c’è un fronte, non ci sono trincee, non c’è un campo di battaglia


È una guerra fuori dal comune. Fuori dagli schemi che abbiamo imparato sui libri di storia, che abbiamo ascoltato dai racconti dei nostri nonni o dai reportage che ci hanno narrato le tragedie sparse per il mondo.

Questa è una guerra che ci si è insinuata in casa con apparente invisibilità ad opera di un nemico bestiale. Non sai dove combattere perché non c’è un fronte, non ci sono trincee, non c’è un campo di battaglia. Ogni dove può essere il potenziale campo di una battaglia subita: il bar dove si va a prendere il caffè con gli amici, il ristorante dove si va per trascorrere una tranquilla serata con la famiglia, l’auditorium dove si va per ascoltare un concerto.

È una guerra ad armi impari: da una parte la cultura del terrore e del disprezzo assoluto per la vita; dall’altra la cultura della nostra civiltà che, con tutti i suoi limiti di sistema, resta l’unica culla dover poter esercitare quei valori di libertà ed emancipazione che siamo riusciti a conquistare nel corso dei secoli. Valori che abbiamo il diritto di difendere senza se e senza ma. Non è questo il momento di fare sconti o lasciarsi annacquare dalla retorica di certo evanescente buonismo ideologico. In questo contesto inquietante un attento controllo delle frontiere è oggi strumento irrinunciabile. Lo diciamo da una città come Taranto, che si è distinta per cuore, solidarietà e spirito d’accoglienza e che tuttavia è un avamposto sensibile per i suoi insediamenti militari, industriali e logistici.

È proprio la nostra civiltà, però, che non deve farci cadere nella tentazione di aprire una guerra santa contro interi popoli e altre religioni: cadendo in questa trappola avremmo fatto proprio il gioco dei demoni dell’orrore. È proprio la forza della nostra civiltà che, senza rinunciare ad una concreta difesa fisica del nostro territorio, deve indurci ad aprire canali di dialogo con chi, nel mondo dell’Islam, non accetta questo abominevole spargimento di sangue ed è persino vittima dei fanatici del terrore. Pensare di vincere questa guerra anomala solo sotto l’aspetto militare potrebbe rivelarsi una sconfitta in partenza. È quella tragica cultura sanguinaria che va demolita, dando forza e voce a chi, in casa di questi generatori di morte, anela a pace e libertà.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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