26 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Gennaio 2021 alle 09:11:43

Cronaca

Attacco Isis all’Europa, «Ci vogliono destabilizzare»

Parla il colonnello dei Carabinieri Daniele Sirimarco. E su Taranto: «Può risorgere»


«Il mondo è in pericolo, ma non nelle forme standard che conosciamo».

Alla vigilia della sua partenza da Taranto, doqo quattro anni trascorsi al comando dell’Arma dei Carabinieri, il colonnello Daniele Sirimarco accoglie l’invito di  Taranto Buonasera a scambiare alcune riflessione su quanto accaduto a Parigi e sui risvolti che questa situazione può avere anche per la nostra città.

Colonnello, qual è il pericolo che corriamo?
Siamo di fronte ad un tentativo di destabilizzazione geopolitica dei continenti. Nel Medio Oriente c’è il tentativo di rimappare i confini e rifondare un grande Medio Oriente. Se l’espansione non sarà controllata, l’Europa rischia di essere schiacciata e l’Italia rischia di diventare il parco giochi dell’Islam.

Perché siamo arrivati ad un punto di crisi così grave?
Perché abbiamo dato priorità ai flussi monetari ed economici, trascurando i rapporti tra i popoli. Abbiamo pensato, per restare al caso europeo, alla moneta unica, senza sforzarci di pensare a mettere in sistema i flussi delle persone. Non abbiamo fatto l’Europa dei popoli.

Taranto è una città a rischio?
Taranto è in pericolo come tutte le città d’Europa in questo momento. Però non è il caso di lanciare allarmi indiscriminati. Anzi, sento di dover ringraziare il prefetto che ha dimostrato tutta la sua serietà professionale convocando stamattina il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza.

Come deve muoversi lo Stato per prevenire queste ondate di terrore?
Lo Stato deve capire quali sono i tipi di pericolo. Il grande lavoro devono farlo i sistemi di intelligence, che devono scrivere la sceneggiatura del pericolo. Anche i sistemi di intelligence devono mettersi in rete con gli altri Paesi.

Dicevamo, e Taranto?
Questa città ha i suoi siti logistici e industriali, quindi prestiamo massima attenzione a Ilve, Eni, Alenia, luoghi di culto e luoghi militari.

Lascia Taranto dopo quattro anni, forse i quattro anni più difficili della storia di questa città…
In questi quattro anni ho vissuto ogni giorno un copione diverso, ma sempre nel denominatore comune dell’emergenza. Come Arma abbiamo cercato di prestare massima attenzione alle stazioni che abbiamo sul territorio, che hanno rappresentato non solo un contatore delle attività repressive ma un vero e proprio centro d’ascolto socio-popolare. Lo Stato non deve svolgere solo attività di repressione ma conoscere il territorio e accompagnarlo in un percorso di crescita civica.Ho cercato di svolgere questo servizio, a volte anche correndo il rischio di sovraespormi.

Di cosa ha bisogno Taranto per risorgere?
Questa città ha bisogno di recuperare autostima. Oggi la lascio con la dolce malinconia di chi lascia la propria amata. Per risorgere, Taranto deve recuperare cultura, consapevolezza della propria bellezza. Però servono anche persone competenti e disinteressate per articolare queste esigenze. Non sono utili in questo momento slogan e improbabili e prematuri disegni politici. Bisogna preoccuparsi innanzitutto dei progetti e delle competenze.

Ha detto che lo Stato deve accompagnare il territorio. Taranto di quanto accompagnamento ha bisogno?
Taranto ha bisogno di igiene civica, ha bisogno di recuperare cultura dello Stato e della pubblica amministrazione. Quando matureranno questa cultura e questa coscienza, allora anche le persone migliori verranno da sè e ritorneremo all’autostima.

Per finire, un suo saluto alla città.
Il mio è un saluto di gratitudine, Taranto mi ha arricchito. Questa è una città che può dare tanto a chi sa guardarla con umiltà. Taranto è in grado di donarsi ancora.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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