17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 22:58:00

Cronaca

Studenti e veleni

Un titolo che esprimeva un disagio


Abbiamo esagerato in un titolo eccessivo (“Il concerto della vergogna”) che non rendeva giustizia alla genuinità dell’evento (La Giornata Mondiale dello Studente). Un titolo dettato dal disagio (vi assicuriamo, enorme) prodotto dall’altissimo volume con il quale venivano sparate le note musicali provenienti dal palco di Piazza della Vittoria.

Un disagio patito non solo dalla redazione di Taranto Buonasera ma anche da residenti della zona e da altri uffici costretti a lavorare (sì, lavorare) in condizioni acustiche davvero improponibili. Questo era il senso del commento che tante offese e insulti ha scatenato su facebook.

E se non lo abbiamo reso per quel che effettivamente voleva significare, ne facciamo ammenda. Nessun attacco agli studenti, come strumentalmente qualcuno ha voluto insinuare aizzando la polemica, ma – come era scritto nel corsivo – a chi ha concesso le autorizzazioni per un evento che forse avrebbe meritato luoghi e orari più consoni. Quanto alla coincidenza della triste morte dell’operaio nello stabilimento Ilva, resta il confronto tra opinioni diverse: tra chi – come questo giornale – avrebbe preferito un rispettoso silenzio e chi, come gran parte di coloro i quali si sono espressi sui social network, ha ritenuto che quel concerto sia stato il modo migliore per gridare la propria rabbia.

Questione di opportunità e di punti di vista. Lo spiacevole incidente mediatico crediamo insegni comunque qualcosa a tutti. Al giornale e a chi fa questo scomodo mestiere dice di essere sempre più attenti ad ascoltare le voci e le sensibilità che arrivano dalla società, soprattutto se queste sono le voci delle nuove generazioni che purtroppo restano spesso inascoltate. Ma alle stesse nuove generazioni insegna che ci sono anche altri punti di vista da ascoltare e rispettare. Perché la libertà di ciascuno finisce dove comincia la libertà del prossimo. In una redazione, in un ufficio come in una fabbrica, non ci sono aguzzini desiderosi di aggredire chi è dall’altra parte della barricata (ma quale barricata, poi?), non ci sono stolti faccendieri disinteressati al mondo, non ci sono prezzolati al soldo di chissà quale oscura entità, ma ci sono uomini e donne, giovani e meno giovani, padri e madri di famiglia che ogni giorno attraverso il proprio sacrificio e il proprio impegno cercano di saldare il presente per costruirsi un futuro. In ogni luogo di lavoro ci sono storie di gioie e di sofferenze, di successi e insuccessi, di sorrisi e tensioni. C’è una varia umanità e complessità che gli studenti impareranno a conoscere non appena avranno la possibilità di entrare in quell’universo che oggi a loro appare così distante e finanche ostile.

E allora, ne siamo certi perché l’esperienza qualcosa insegna, anche un concerto rock sparato sotto una sfilza di uffici e abitazioni può essere vissuto con uno spirito diverso da quello naturalmente goliardico, ardimentoso e spensierato di chi lo vive da studente. Taranto, poi, nel momento più difficile della sua storia contemporanea ha oggi un bisogno assoluto di ritrovarsi sulle ragioni dello stare insieme, non di spappolarsi alla ricerca dei motivi di contrasto per fomentare odio e alimentare il dileggio. E questo, forse, è ultimo insegnamento. Magari da consegnare a quanti, anche con responsabilità di partito, hanno voluto attizzare il fuoco rispolverando addirittura un armamentario lessicale degno degli anni di piombo. Un linguaggio distante anni luce da quello equilibrato e genuino utilizzato dagli stessi studenti nella nota che pubblichiamo in questa stessa pagina. Un insegnamento, insomma, a quanti, hanno tentato di trasformare una mera questione di decibel in uno scontro politico ideologico e finanche generazionale. Poi, se proprio la vogliamo dire tutta, persino la formazione culturale di chi fa il giornalista può essere solidamente attrezzata con rock, metal, avanguardie e cantautori. Solo che, col tempo, il volume si attenua e si accentua l’ascolto. L’ascolto, appunto.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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