Cronaca

Finte assunzioni di donne, la mente era un commerciante. Indagate 15 persone e maxi sequestro

La Guardia di Finanza ha ribattezzato l'operazione "Quote Rosa"


Fingevano di assumere donne per poter intascare fondi europei cofinanziati da Stato e Regione Puglia. La Finanza scopre la truffa delle quote rosa e fa scattare un maxi sequestro in pieno centro.

Indagate a piede libero quindici persone tra cui un commerciante di quarantacinque anni, M.P., che è ritenuto la mente del raggiro. I militari del Nucleo di polizia Tributaria di Taranto hanno posto i sigilli a un locale commerciale, situato via D’Aquino e in cui nelle settimane scorse era ubicato un noto bar, e messo sotto chiave altri beni e disponibilità finanziarie del valore di 846mila euro.

Il  provvedimento al termine di indagini coordinate dal procuratore Franco Sebastio e dal sostituto Daniele Putignano. Gli investigatori delle fiamme gialle hanno individuato 12 imprese in particolare ditte di pulizia e bar coinvolti nel raggiro.  Almeno nove erano state costituite in maniera fittizia da parenti o amici dell’ideatore della truffa. Il commerciante avrebbe provveduto, per ciascuna delle imprese, a formalizzare assunzioni che in realtà erano solo sulla carta, di circa 130 donne, di un’età compresa tra i 30 ed i 45 anni e di predisporre falsa documentazione (modelli “Unilav” utilizzati per le assunzioni, modelli “F24” per pagamenti contributivi Inps ed Inail, buste paga) per prestazioni di lavoro mai effettuate. Infatti, le donne, sentite da gli investigatori, hanno dichiarato di non aver percepito stipendio, né di essere state a conoscenza delle assunzioni e che i loro dati personali erano stati illecitamente acquisiti e utilizzati prevalentemente da “curriculum” e da copie di documenti d’identità che  loro stesse avevano presentato  per le richieste di lavoro.

Secondo l’accusa l’ideatore del raggiro si è fatto rilasciare deleghe dai titolari e dai prestanome delle ditte coinvolte e ha chiesto e ottenuto una prima tranche dei fondi dalla Regione Puglia. Sono stati proprio i funzionari regionali, durante i controlli che di norma vengono eseguiti dopo il primo finanziamento, a rilevare numerose anomalie riguardo alla documentazione presentata. Il denaro è finito nelle mani del principale indagato e dei suoi familiari, come ha dichiarato ai finanzieri lo stesso commerciante, per essere poi reimpiegato nell’acquisto di un locale commerciale adibito a bar e che è stato intestato a due prestanome che stavano per rivenderlo ad altre persone.

Tutta l’operazione è stata bloccata grazie al sequestro disposto dal Tribunale per  garantire il recupero delle somme percepite indebitamente. La Regione Puglia ha sospeso la seconda tranche di finanziamenti ammontante a più di 800mila euro. I dettagli illustrati dal comandante provinciale della Finanza, col. Gianfranco Lucignano in una conferenza a cui hanno preso parte il procuratore Franco Sebastio, il comandante del Nucleo di polizia tributaria, ten. col. Renato Turco e il ten. col. Dario Marano.

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