23 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2021 alle 22:39:00

Cronaca

Operai Isolaverde di nuovo sul tetto

Si riaccende la protesta: “Il protocollo non ci dà da vivere”


La tregua è durata appena una settimana. La fiducia respirata all’indomani dell’accordo siglato con la Regione, in favore di Isolaverde, si è spenta nelle prime ore di ieri mattina, quando un gruppo di operai della multiservizi ha nuovamente raggiunto il tetto di Palazzo degli Uffici, dando vita ad una nuova fase della protesta.

Vecchi i problemi, invece, che renderebbero impraticabili le strade individuate in Provincia mercoledì scorso, e confluite nel protocollo d’intesa, firmato anche dalla Regione Puglia.Sospesi a trenta metri d’altezza, sulle impalcature, assai precarie, che cingono lo storico palazzo di via D’Aquino, simbolo del degrado del nostro patrimonio urbano, gli operai gridano, ancora una volta, tutta la rabbia e la disperazione cui la loro condizione li costringe da ben otto mesi. Otto stipendi che mancano all’appello, una marea di decreti ingiuntivi fatti recapitare alla società, e poi alla stessa Provincia che complicano il quadro tracciato nel corso dell’incontro della scorsa settimana. Tutti gli impegni presi dalle istituzioni cozzano infatti con il mancato accordo tra gli avvocati dei dipendenti e la società. Il decreto ingiuntivo è un provvedimento attraverso il quale i creditori, in questo caso gli operai, ingiungono al debitore, nella fattispecie Isolaverde, di adempiere l’obbligazione, cioè di pagare, entro un termine stabilito.

Nella circostanza specifica i decreti si indirizzano, in base ad una legge che lo consente, alla stessa Provincia. L’Ente però, già oberato da altri debiti, non può far fronte alla richiesta. Così, mentre da una parte si tenta di garantire un futuro alla società, dall’altra, il presente rende opaca ogni prospettiva. Il presente per gli operai è nero, senza lavoro e senza risorse economiche. Questa mattina, su quella impalcatura, uno di loro ha anche accusato un malore e per il 118 non è stato facile soccorrerlo. Una lettera scritta dagli stessi dipendenti chiarisce bene il loro stato d’animo, la situazione di padri e mariti che non sono più in grado di condividere la quotidianità con le loro famiglie. Nella lettera fanno riferimento anche alla legge Delrio sulle Province. “Il ministro oggi è a Taranto, per il porto, mentre noi stiamo morendo”.

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