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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 07:14:22

Cronaca

Un piano archeologico per rilanciare Taranto

La proposta dell'associazione “La citta che vogliamo”


Identità, trasformazione, partecipazione. Sono queste le parole chiave dalle quali l’associazione “La citta che vogliamo” parte per accendere i riflettori sul luogo più simbolico della nostra città, la città vecchia, perché è un luogo più di altri “identitario”, perché è il punto di partenza di qualsiasi percorso di trasformazione a partire dalla necessaria partecipazione di tutti nel costruire i percorsi per Taranto2025.

E “Dalla città vecchia alla Taranto del 2025” è stato il tema della serata che nei giorni scorsi ha visto, nella sede di via Fiume 12 dell’associazione, confrontarsi insieme al consigliere regionale Gianni Liviano, la professoressa Angela Barbanente, già assessore regionale all”Urbanistica della giunta Vendola, il prof. Dino Borri, ordinario di Tecnica e pianificazione paesaggistica all’Università di Bari, e il prof. Giorgio Rocco, ordinario di Storia dell’architettura all’Università di Bari. “Va recuperata una sensazione di identità e di appartenenza che non si forma senza la consapevolezza della propria storia”, ha fatto presente il prof. Rocco. Ragion per cui, partendo da questo assunto, “questa identità va conosciuta” in modo da “mettere mano a un progetto urbano futuribile che arricchisca il già ricco patrimonio archeologico, di cui però ci sono poche evidenze, e fare della città una meta obbligata.

Va sfruttata, a mio avviso, – ha aggiunto il prof. Giorgio Rocco – la straordinaria attenzione di cui gode oggi la città è l’occasione per il suo rilancio stando attenti a non realizzare interventi non omogenei che potrebbero stravolgere il patrimonio storico. Infine, – ha poi concluso Rocco – va capito il ruolo che deve svolgere l’Università. Se costruiamo un futuro universitario a Taranto, dobbiamo fare un discorso di qualità e di contestualizzazione con le peculiarità del territorio. Qualità come punto di riferimento per attrarre personalità dall’estero e assegnare all’Università un ruolo che non sia di semplice presenza”. Che tradotto vuol dire dotarsi anche di un Piano di città archeologica tanto per la città vecchia che per il Borgo umbertino”.

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