Cronaca

Le ville dei clan ai bisognosi di Taranto

Nel 2015 sei immobili della mafia sono stati restituiti alla collettività


I risultati registrati nel corso del 2015, nell’ambito delle attività orientate al reimpiego dei beni sequestrati alla mafia, fanno ben sperare per il futuro.

Sono sei gli immobili confiscati alle organizzazioni criminali che il Comune di Taranto ha destinato, nell’ultimo anno, ad altrettanti progetti ad indirizzo sociale.

Proprio in questi giorni, come conferma l’assessore al Patrimonio Simona Semeraro, l’amministrazione ha provveduto ad assegnare quattro alloggi, un tempo proprietà privata del malaffare, ad altrettante famiglie in difficoltà economica.

Gli appartamenti si trovano in zone diverse della città, tre in periferia, a Talsano, a Lama e al rione Tamburi ed uno in centro.

Un buon esempio di applicazione della legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Non l’unico, nel capoluogo jonico, solo il più recente. Lo stesso Governo, lo scorso gennaio, con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha avviato un programma per il riutilizzo a fini abitativi degli immobili confiscati alla criminalità organizzata e gestiti dall’Agenzia Nazionale, istituita ad hoc, nel 2010. Per il finanziamento del Programma, così si legge sul sito dell’Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, sono state messe a disposizione risorse pari a 18 milioni di euro. Il 2015 ha visto anche la nascita, a Taranto, di due centri impegnati nell’attuazione di politiche di inclusione sociale: “Casa Mistra”, a Lama e “Casa per la vita”, a Talsano.

La prima struttura è il frutto di un progetto europeo che coinvolgeva soggetti pubblici e privati nella realizzazione di forme di integrazione sociale della popolazione immigrata. Quando l’idea ha cominciato a svilupparsi, il Ciofs Fp Puglia, che coordina le attività di “Casa Mistra”, non aveva ancora individuato una sede. Due anni più tardi, nel marzo del 2015, la rete delle persone coinvolte nell’iniziativa ha ottenuto, dal Comune di Taranto, partner del progetto, la concessione, in comodato d’uso gratuito, di un immobile già proprietà della mafia.

Il frutto di attività criminose si è così trasformato, dopo alcuni mesi di lavori di ripristino e adeguamento, nella “Casa dell’integrazione e della legalità”.

Più o meno lo stesso iter burocratico ha portato all’assegnazione di un immobile precedentemente confiscato alla criminalità, ad una struttura socio – assistenziale che ospita persone con problemi psicosociali: “Casa per la vita”.

Il centro, che si trova a Talsano, ed è gestito dalla Cooperativa “La vela”, è stato inaugurato lo scorso giugno ed è nato con l’obiettivo di favorire l’incremento dei livelli di socializzazione, di autonomia e di inserimento nel mondo del lavoro, delle persone con svantaggi.

Un progetto elaborato dalla Direzione Servizi Sociali del Comune, in collaborazione con il Dipartimento Salute Mentale dell’Asl. 

Altri beni attendono di essere “restituiti” alla collettività e reimpiegati. In corso Annibale, per esempio, nei pressi di via Ancona, la scorsa estate, sono stati messi a bando degli immobili, e la relativa procedura è attualmente in itinere.

In via Criscuolo, non lontanto dal lungomare, suggeriscono i referenti di Libera, sezione locale, ci sarebbe un edificio confiscato ma non ancora nella disponibilità del Comune.
“Come tutte le leggi, anche quella del 1982 presenta, purtroppo, delle criticità. Una di queste riguarda proprio i tempi – sottolinea Anna Maria Bonifazi, referente dell’associazione Libera, a Taranto – gli anni che separano la confisca del bene dalla sua assegnazione. Bisogna attendere tre gradi di giudizio, e intanto gli immobili si deteriorano”.

Spesso, spiega Bonifazi, le assegnazioni di ex proprietà del malaffare sono rese difficoltose anche da aspetti legati alla psicologia di chi li riceve, la paura, per esempio, rispetto alla storia della casa, o del terreno.

“A Lido Azzurro c’è una villa, un tempo parte del patrimonio della malavita, che ospitava un centro di accoglienza per minori, dopo poco tempo è stata restituita al Comune”.
Secondo la referente locale di Libera, si dovrebbe fare di più, seguendo esempi come quello rappresentato dalla provincia di Brindisi. “A Manduria ci sono beni confiscati che attendono da dieci anni di essere assegnati – sottolinea Anna Maria Bonifazi”.

Nei comuni di Mesagne, Torchiarolo e San Pietro Vernotico le terre che una volta appartenevano alla Sacra Corona Unita sono oggi coltivate a grano biologico e producono ottimi vini regolarmente commercializzati.

A Taranto, secondo i dati, aggiornati al 2013, dell’Agenzia Nazionale, gli immobili destinati e consegnati, cioè nella disposizione del Comune di Taranto, sarebbero in totale 23. Altri 3 attenderebbero di essere assegnati all’Amministrazione locale. Le cifre cambiano naturalmente se si fa riferimento a tutta la provincia, in questo caso i beni risultano essere 77, dieci in attesa di essere assegnati ai vari Comuni.

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