18 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 08:41:07

Cronaca

«Dissesto e Ilva colpi mortali. Serve una visione di sistema»

Le parole di Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio


Presidente, qual è il quadro generale della nostra economia?
Il terzo trimestre ha fatto registrare qualche segnale positivo in termini di movimento demografico delle imprese. Complessivamente, però, i primi nove mesi del 2015 confermano per il momento lo stato di crisi dell’economia della nostra provincia. Molte aziende hanno chiuso e tutti i settori restano in sofferenza. I dati, però, non sono sufficienti. Il ruolo della Camera di commercio è anche quello di ascoltare gli attori socio-economici ed interpretarne il disagio. Sotto questo profilo, certamente lo scenario complessivo è ancora più preoccupante di quanto possano dire i numeri.

La crisi di Taranto ha delle peculiarità rispetto alla condizione economica generale del Paese, dove comunque si registrano segnali di ripresa?
Sì, la crisi tarantina presenta certamente delle specificità. Lo diciamo spesso: qui gli effetti della crisi internazionale e nazionale sono stati più aspri perché si sono innestati in una economia già fortemente provata da circostanze endogene. Una di queste, forse la più significativa, è il dissesto del Comune capoluogo. Quell’evento ha gravemente indebolito il nostro apparato economico. Poi, la questione Ilva, ma anche il calo impressionante e progressivo dei traffici portuali hanno fatto il resto. Insomma, a Taranto la crisi generale ha trovato un sistema già depauperato.

Cosa ha comportato il dissesto del Comune per Taranto?
Il dissesto è stato un vero tsunami per la nostra economia. Le imprese ed i cittadini della provincia di Taranto hanno perso in un sol colpo 385 milioni di liquidità, una cifra che è più del doppio di quanto oggi attendono le imprese dell’indotto Ilva. Da quel giorno sono trascorsi nove anni costati lacrime e sangue alle imprese ed ai cittadini tarantini, ma il dissesto non è stato ancora chiuso. Un lasso di tempo non solo inaccettabile per una procedura semplificata, ma anche inconciliabile con le più banali necessità dell’economia.

L’indotto Ilva, un altro colpo tremendo.
Infatti, i creditori dell’Ilva sono oltre 17mila, considerando imprese, fornitori e dipendenti. Il solo indotto locale vanta crediti per ben 150 milioni di euro per prestazioni già effettuate. Il problema per tutti è che non c’è certezza sui tempi e questo è un elemento negativo che mina alla base la capacità di programmare investimenti e di avere fiducia nel futuro. E l’effetto è dirompente e a cascata: un circuito nefasto per i dipendenti ma anche per i fornitori di quelle imprese. Insomma, un intero apparato in pericolo. Alcuni nostri parlamentari si stanno fortemente adoperando per tutelare l’indotto nella Legge di Stabilità, ma questa è solo una parte del problema.

Un quadro non confortante, rispetto al quale non si intravedono azioni in controtendenza.
Abbiamo un problema: non si parla di sviluppo, di vision. Giochiamo in difesa e continuiamo a prendere gol, per usare una metafora calcistica.

A proposito di metafora calcistica, uno dei nodi di fondo resta l’incapacità di fare squadra…
Sono anni che come Camera di commercio parliamo di Intelligenza economica territoriale e che richiamiamo, in tal senso, tutte le Istituzioni tarantine a ragionare insieme sui problemi, individuando azioni condivise e agendo consequenzialmente con efficacia e concretezza. La coesione sugli obiettivi sarebbe la soluzione, mentre, purtroppo, si procede in ordine sparso, spesso mossi da personalismi che non giovano alla collettività. Ho molto apprezzato gli ultimi richiami del nostro Arcivescovo all’unità, all’accordo e al cammino comune. Dovremmo finalmente comprendere che la coesione è l’unico paradigma entro il quale ogni nostra azione, soprattutto pubblica, potrà avere successo.

Cosa si può fare per uscire da questo tunnel?
Non ci sono ricette salvifiche. Ognuno, Istituzioni, soggetti economici, società civile, deve svolgere il proprio compito, ma dentro una visione di sistema che al momento, purtroppo, ancora non esiste. Per quanto riguarda la Camera di commercio, istituzione all’interno della quale sono rappresentati imprenditori, consumatori, sindacati, professionisti, non profit – insomma, tutta l’economia territoriale – l’attività è orientata con chiarezza. Supportare le imprese nell’approccio ai nuovi mercati e nella qualificazione delle competenze, favorire le condizioni di aggregazione, sostenere l’innovazione e la digitalizzazione, operare per la semplificazione, con un uso sempre più efficace della telematica. E poi, contribuire a creare le condizioni di un contesto favorevole, fare marketing territoriale, ad esempio.

Come si traduce, in concreto, questa attività?
A noi piace poco parlare, preferiamo agire, diversamente da altri troppo spesso impegnati in battaglie personali. Un esempio di questa nostra concretezza è il protocollo d’intesa firmato insieme alle Camere di commercio di Matera e Bari e finalizzato a valorizzare i nostri territori e le nostre imprese  nell’ambito  di Matera 2019. Un altro esempio è il forte impegno per il comparto del commercio: la Camera, insieme al Comune di Taranto ed alle associazioni di categoria interessate, sta lavorando per la costituzione del Distretto Urbano del Commercio di Taranto. L’Ente ne sostiene la progettazione, con un impegno umano e finanziario ingente. In quest’ambito, la Camera di commercio ha anche offerto un contributo notevole alle iniziative natalizie sul territorio, dalle tradizionali luminarie cittadine, all’adozione degli ulivi come simboli del “Natale cristiano”, della nostra economia più vera, delle nostre vocazioni.

Non crede nella necessità di avviare una grande vertenza per rilanciare Taranto?
Non sono convinto che la formula delle vertenze sia ancora efficace. Ribadisco che un approccio dal basso potrebbe essere uno schema più utile. Un territorio rinasce se è capace di cogliere con unità di intenti le opportunità, se rinuncia alle battaglie individualistiche e si dimostra in grado di disegnare e costruire il proprio destino. Serve un profondo rinnovamento nel modo di pensare. Qualche giorno fa il prof. Zamagni ci ha invitato a guardare il nostro futuro sociale ed economico attraverso lenti diverse da quelle mainstream. È un approccio assolutamente convincente, sul quale dovremmo riflettere per uscire dalle secche nelle quali ci dibattiamo.

Torniamo alla vicenda Ilva. Teme le ripercussioni di una chiusura dello stabilimento?
Impossibile ignorare che l’onda d’urto sarebbe tremenda: calo dei consumi, nuove chiusure, picco di disoccupazione. Il turismo e gli altri comparti sicuramente non reggerebbero l’impatto. Il sistema economico è composto di molti elementi che operano in simbiosi, quando alcuni non funzionano o vanno in default, anche gli altri ne risentono inevitabilmente. D’altronde non si possono ignorare gli argomenti al contrario, primo fra tutti il problema ambientale, sollevato dalla società civile. Un’industria che non sia socio – eco compatibile è inaccettabile. In ogni caso, la questione imprenditoriale ed occupazionale è allarmante e gli ammortizzatori sociali, in caso di chiusura, non possono mantenere in equilibrio il sistema Taranto. Il dilemma sociale tra salute-lavoro è  improponibile, dovremmo trovare gli strumenti adeguati e programmare gli interventi necessari per evitare un crollo drammatico.

Taranto ha scarso peso politico nelle sedi che contano. Perché?
Taranto, in effetti, ha sempre avuto un difetto di rappresentanza, uno scarto in negativo tra il suo peso sull’economia nazionale derivante dai grandi insediamenti industriali di interesse strategico e dalla centralità nello scacchiere militare e, dall’altra parte, la capacità di incidere nelle scelte regionali e nazionali. In democrazia contano i numeri e i numeri che Taranto ancora oggi esprime sono esigui rispetto a realtà come Bari e Lecce.

Ritiene utile il Contratto Istituzionale di Sviluppo?
Potrebbe esserlo. Lo abbiamo detto subito al Tavolo romano: mettere in sicurezza le risorse non è sufficiente se non vi è la volontà di pensare ad uno sviluppo più complessivo. Gli interventi della Camera di commercio, unica rappresentante del mondo economico nel Tavolo istituzionale permanente, pongono sempre al centro questo elemento: nessuna iniziativa puntuale, slegata da una vision può risolvere i nostri problemi. Nel Contratto, in particolare, abbiamo fatto delle proposte specifiche che sono state accolte: la clausola sociale, la preferenza per le imprese locali negli appalti e, in accompagnamento al CIS, misure agevolative per le nostre imprese. Ora che il CIPE si avvia a “salvare” oltre 800 milioni di euro che il territorio non era riuscito ad impiegare, dobbiamo dimostrare la capacità di valorizzare l’attenzione che ci sta riservando il governo nazionale.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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