Cronaca

L’Ilva non sarà mai più come prima

Il caso Europa, le parole di Emiliano, il processo Ambiente Svenduto. Il Siderurgico cambia volto


L'assedio della Commissione Europea (e dei competitor continentali) che si fa sempre più stringente. Il nuovo corso della Regione, con il governatore Emiliano che paventa esplicitamente l'interruzione forzata della produzione 'causa inquinamento'. Sullo sfondo, la vendita che va formalizzata entro sei mesi e l'udienza preliminare-bis per Ambiente Svenduto, dal prossimo febbraio. Quello appena trascorso è stato con ogni probabilità l'ultimo Natale dell'Ilva come la conosciamo oggi.

La bomba è stata sganciata da Michele Emiliano alla vigilia: "se lo stabilimento Ilva di Taranto non si riconvertirà passando all’utilizzo del gas e al cosiddetto preridotto nella produzione, e se questa volontà non verrà attuata dal governo", la Regione Puglia "non potrà che chiedere l’interruzione della produzione per come essa oggi si svolge".

Una riflessione affidata a Facebook, che suona anche come un messaggio al governo Renzi: nella partita che ruota attorno al Siderurgico, la Regione non vuole avere un ruolo da comprimario. E a Bari puntano tutto – come spiegato da Emiliano alla Cop21 di Parigi – sul preridotto e lo stop al carbone, a Taranto come a Brindisi. 

"Il 5 febbraio, alla ripresa del processo, sarò in aula al fianco della Procura di Taranto in rappresentanza della Regione Puglia, persona offesa dai reati contestati agli imputati  (tra i quali c'è anche il predecessore di Emiliano, Nichi Vendola, ed il sindaco Stefàno, ndr). Seguiremo il processo con puntigliosa attenzione e sosterremo la magistratura nel difficile compito di accertare la verità. Sosterremo tutte le parti civili che avranno bisogno di aiuto per sostenere la durata e la complessità del processo" continua il presidente pugliese, il quale assicura che sarà fatto "ogni sforzo perchè la fabbrica della morte smetta di mietere vittime, nonostante la sospensione del diritto che deriva dai decreti del governo che non hanno ancora consentito la riambientalizzazione della fabbrica e anzi registriamo ciò che avevamo considerato prevedibile, e cioè l’apertura della procedura di infrazione per aiuti di Stato in danno del governo italiano che renderà ancora più lento e complicato tale processo. Occorre cambiare strategia e cambiare registro".

Proprio le mosse dell'Ue ricordate da Emiliano sono l'altro 'fatto forte' di questo fine 2015 per il barcollante gigante tarantino dell'acciaio. Si va verso un conflitto senza precedenti tra Bruxelles e Roma, con il governo che punta a dimostrare che i paventati aiuti di Stato per l'Ilva – compresi gli ultimi 300 milioni che di fatto oggi tengono in vita la fabbrica – sono finalizzati al risanamento ambientale e quindi leciti sotto il profilo delle rigide regole comunitarie. A fare cartello per una chiusura dello stabilimento di Taranto, inevitabile se l'Europa bloccherà i finanziamenti statali, sono gli altri gruppi siderurgici europei, che in questo modo si spartirebbero la quota di mercato dell'Ilva in un settore, quello dell'acciaio, caratterizzato da un surplus di produzione.

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