19 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2021 alle 06:44:14

Cronaca

Buon anno, Taranto

La città ha bisogno di liberare le sue risorse migliori


Lasciamo questo 2015 con l’ennesima bocciatura che ci arriva dalla classifica del Sole 24 Ore.

Diciamo la verità, qualche posizione in più rispetto al quart’ultimo posto non avrebbe mutato la sostanza della condizione in cui versa la nostra provincia. Quel che è grave non è tanto essere relegati tra le zone più invivibili d’Italia, ma che non si intraveda un percorso, una traccia, un’idea di domani. La classifica riguarda, sì, l’intera provincia, ma è indubbio che sia la crisi del capoluogo a trascinare verso il basso un territorio che in questo capoluogo non si riconosce più. Se un tempo, negli anni d’oro della siderurgia pubblica, Taranto-città era l’epicentro di una ricca (…) prospettiva di sviluppo, oggi la sua depressione è un vortice che risucchia e toglie respiro.

E oggi, come legge del contrappasso, è proprio la crisi di quello stesso siderurgico che aveva generato ricchezza a generare lo smarrimento di una terra per oltre un secolo eterodiretta dallo Stato, prima con l’Arsenale e poi anche con l’Italsider. La Taranto di questi anni è una città lacerata, impoverita nello spirito prima ancora che nel portafoglio, succube di una classe dirigente litigiosa e culturalmente inadeguata a percepire il desiderio e la necessità di cambiamento e a farsene interprete. Però abbiamo il dovere di sperare e credere in un futuro migliore.

Non fosse altro perché è proprio difficile fare peggio di così. Taranto ha bisogno di liberare le sue risorse migliori, di creare i presupposti di una rinascita che passi soprattutto da una evoluzione culturale dei suoi stessi cittadini. Se negli anni del benessere economico ci fossimo spesi con determinazione per avere una nostra università, forse ora avremmo una classe dirigente più preparata e più autorevole. Perché è l’università il luogo di formazione delle classi dirigenti. E senza università non c’è ricerca né formazione. Se non avessimo avuto questo deficit di istruzione, forse adesso non saremmo rimasti invischiati in questo pantano. È ovvio che il destino di Taranto sia legato all’epilogo della vicenda Ilva, ma è altrettanto vero che abbiamo l’obbligo di sperimentare strade nuove a prescindere. Per farlo c’è necessità di proposizioni innovative, di sostituire l’atavica tendenza al lamento, alla protesta, al qualunquistico urlo di piazza o da tastiera con la capacità di costruire un modello di città sostenibile, ma soprattutto realistico e plausibile, non costruito sugli slogan. Senza aspiranti capi popolo che sguazzano nel consenso del dolore, senza aspiranti messia che parlano alla pancia trascurando del tutto la testa, che invece è il luogo delle idee.

Taranto ha bisogno di promuovere le sue professionalità più valide, giovani nella mentalità prima che all’anagrafe. Giovani che abbiano, finalmente, una visione europea di città. Certo, questa selezione dovrà passare essenzialmente attraverso la politica. E se questa non vuole celebrare il suo definitivo funerale, deve avere il coraggio di rigenerarsi e fare delle scelte. Altrimenti seppellirà se stessa, con tutta la città.

Che il nuovo anno porti luce. Buon 2016, Taranto.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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