Cronaca

Una sporca zona franca

Le desolanti performance tarantine del Capodanno e l'auspicio di un futuro migliore


Mentre Matera e la Basilicata celebravano il loro trionfo televisivo, Taranto passava al contrattacco. Con i suoi frigoriferi lanciati per strada e persino con la bestemmia via sms. L’unica imbarazzante traccia, quest’ultima, per dare testimonianza dell’esistenza di Taranto nello show lucano di Rai Uno.

Abbiamo concluso l’anno, da queste colonne, sottolineando il dovere di provare a costruire una città migliore. Un auspicio ancora più valido oggi, proprio alla luce delle desolanti performance offerte dai tarantini la notte di Capodanno. Difficile ricordare per Taranto un punto così vergognoso di degrado civile.

La città scivola sempre più giù, assuefatta alle bruttezze e all’illegalità. E con fette sempre più larghe di popolazione che vivono in una immaginaria zona franca, dove tutto è permesso: dalla vendita abusiva di pesce, frutta e verdura ad ogni angolo di strada, alla guida dei motorini senza casco, fino agli estorsori che impongono “il caffè” anche sulle strisce blu. La città completamente illegali e l’exploit dell’altra notte è solo il coronamento di un processo di imbarbarimento che ad oggi sembra inarrestabile.

Di fronte ad un quadro così sconfortante, ordinanze come quelle sul divieto dei botti emanate tre giorni prima del 31 possono suscitare solo ilarità diffusa se non sono accompagnate da una adeguata azione di prevenzione e repressione. È sembrato quasi che lanciando dai balconi divani ed elettrodomestici quei tarantini che vivono allo stato brado abbiano voluto farsi beffa di quel provvedimento e mostrare così il proprio disprezzo per la civiltà e la legalità. Come è stato fatto con le tante bancarelle abusive che indisturbate e in assoluta tranquillità hanno continuato a vendere botti fino a qualche ora prima della mezzanotte. Del resto, è difficile farsi rispettare l’ultimo giorno dell’anno se per i precedenti 364 giorni si tollera il possibile e l’impossibile.

Se, quindi, quel che resta della parte sana della città deve saper reagire e non rassegnarsi a questo sfascio sociale,  le istituzioni devono fare la propria parte e far sentire la propria presenza. Non è più tollerabile tollerare tanta illegalità e abusivismo. L’auspicabile rinascita della città deve  passare inderogabilmente attraverso il rispetto delle regole, dal porre fine a questo selvaggio west talvolta coccolato per mero calcolo elettorale. Non può esserci più posto per la demagogia che giustifica l’abusivismo con la mancanza di lavoro. Perché ogni forma di tolleranza verso l’illegalità è una pugnalata inferta a chi lavora onestamente e nella legalità. È un beffardo insulto alle persone perbene e il rischio di innescare una spirale di concorrenza al ribasso, che genera altra illegalità, è fortissimo.Certo, sappiamo bene che non è solo con la repressione che si può arrestare questo degrado dalle radici profonde e complesse.

Ma continuare su questa linea di tolleranza equivale ad assassinare ogni speranza di ripresa. Per arginare questa deriva di una città allo sbando, acefala e priva di autorevolezza politica, è dunque indispensabile che accanto alla costruzione di politiche di sviluppo culturale, vengano ripristinate le regole basilari del vivere civile, oggi così sfacciatamente sfregiate da rendere Taranto una città largamente inospitale. Altro che turismo e capitale della cultura.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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