Cronaca

Bufera sul nuovo ospedale San Cataldo

Taranto Futura annuncia ricorso al Tar. Assennato e Marescotti replicano a Franzoso


Dopo il comitato Liberi e Pensanti anche Taranto Futura prende posizione riguardo alla realizzazione del nuovo ospedale San Cataldo. Nei giorni scorsi ad esporre le ragioni del comitato è stato Michele Riondino: «Le nostre domande sono le stesse che si pongono i medici. Va bene il nuovo polo sanitario, ne costruissero anche due, tre di ospedali nuovi, ma siamo nella città dove il progetto del San Raffaele è fallito sul nascere, l’Aia all’Ilva, a sentire gli operai, non è stata ottemperata, Palazzo degli Uffici è sempre lì che aspetta di essere riportato in vita. Gli annunci fatti ad un anno dalle elezioni non lasciano spazio alla credibilità. Non c’è voluto molto perché Mazza ci spiegasse che l’allargamento del Nord costituirebbe un’opportunità importante per i nostri concittadini, per tutti noi».

Stamattina, nel corso di una conferenza stampa riguardante il nuovo ospedale, il coordinatore di Taranto Futura, l’avvocato Nicola Russo, ha annunciato ricorso al Tar. «Dopo aver diffidato il Comune di Taranto, faremo ricorso al giudice amministrativo avverso le palesi illegittimità determinate dall’’approvazione del progetto preliminare da parte dello stesso Comune di Taranto senza Via e Vas, tenendo conto dell’imponente struttura sanitaria, attesa la mancata partecipazione dei cittadini ai piani e programmi, le varie delibere  del Consiglio comunale di Taranto, avallate dalla sentenza del Tar Lecce n. 114/2006 e del Consiglio di Stato n. 4829/2007, in ordine al divieto di espansione urbanistica della città nella zona Nord- est (asse viario Taranto- San Giorgio Ionico), oltre alle varie e gravi carenze di motivazione in ordine alla scelta del sito e all’utilità economica».

Per Taranto Futura la collocazione ideale del nuovo nosocomio tarantino resta quella di Paolo VI.

«Riteniamo che i costi di urbanizzazione primaria e secondaria necessari  che si prevedono per quanto stabilito dalla provvedimento amministrativo  in zona Nord- est di Taranto (asse viario Taranto- San Giorgio jonico) sarebbero estremamente superiori rispetto a quelli che si prospettano per la costruzione della struttura sanitaria  sui terreni Fintecna (dove doveva sorgere l’ospedale San Raffaele del Mediterraneo). Infatti, i terreni di questa zona sarebbero ceduti gratuitamente (il condizionale è d’obbligo, data l’originale proposta fatta da Fintecnca per il San Raffaele del Mediterraneo), con conseguente risparmio 14 milioni di euro. Tali risparmi sarebbero necessari per rivedere una diversa attribuzione di utilizzazione che si potrebbe trovare nell’ospedale Moscati per la tanto sperata realizzazione di un polo oncologico d’eccellenza, necessario per la sua posizione strategica a tutta la provincia (non solo ionica, ma anche lucana e barese), se si pensa che la strada per Martina Franca apre un corridoio verso il sud di tale provincia. Se poi consideriamo che la zona come quella da noi prospettata a Paolo VI è già raggiunta da tutta una serie di servizi dell’Amiu, dell’Amat, è facile comprendere come possa essere una scelta ragionevolmente utile per la mobilità dell’utenza, oltre a considerare, in particolare, l’esistenza  delle strade d’accesso. Pertanto, con la nostra proposta della costruzione del nuovo Ospedale a Paolo VI, c’è da costruire solo la struttura dell’’Ospedale e niente più».

Nei giorni scorsi, sulla realizzione della struttura sanitaria è intervenuta il consigliere regionale di Forza Italia, Francesca Franzoso. «Dire no al nuovo ospedale significa negare ai tarantini  il diritto alla cura  e alla migliore  assistenza sanitaria possibile. Con oltre 700  posti letto il S.Cataldo sarà infatti centro di eccellenza del Mezzogiorno oltre che polo di ricerca e di formazione. E ancora: gli organi tecnici, dovrebbero essere funzionali a quelli di indirizzo politico, per garantire il progresso della città e non invece a trovare intoppi procedurali, presunti o meno, che ne ostacolino lo sviluppo». Dichiarazioni alle quali ha replicato il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato. «Sono orgoglioso di poter affermare senza tema di semntite che nei dieci anni di mia gestione Arpa Puglia non è mai stata funzionale nè al governo regionale nè a quello nazionale avendo come unico riferimento la tutela dell’ambiente e della salute e il rispetto delle normative».

Sull’argomento si registra anche il commento del presidente di Peacelink, Alessandro Marescotti. «Non condividiamo l’attacco all’autonomia dell’Arpa Puglia. Il consigliere regionale Francesca Franzoso ha dichiarato pubblicamente che “gli organi tecnici devono essere funzionali a quelli di indirizzo politico”. Tale dichiarazione rappresenta la negazione non solo dei principi etici a cui si deve attenere un organo tecnico ma dello stesso spirito della scienza che non può e non deve accomodarsi al volere del potere politico. L’Arpa non può “chiudere un occhio” per volere politico. La dichiarazione della Franzoso è nata a margine della discussione sulla Via (Valutazione di Impatto Ambientale) per l’ospedale San Cataldo, definita un modo per “trovare intoppi procedurali”, “intoppo” che proverrebbe secondo la Franzoso da Arpa. Anche sulla Via riteniamo sia un principio sano  da applicare anche all’Ospedale San Cataldo».

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