24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 14:31:49

Cronaca

I nodi del “San Cataldo”. I problemi urbanistici

Opera necessaria, ma non sarà un ospedale di ricerca


Premessa: Taranto ha bisogno di un nuovo ospedale; ha bisogno di un luogo di cura più funzionale, più accogliente e dagli standard qualitativi decisamente più elevati rispetto al Santissima Annunziata e al Moscati. Lo richiedono un minimo senso di civiltà e la particolare condizione sanitaria della città. Quindi non è affatto in discussione la necessità di costruire un nuovo ospedale. La polemica sulla Valutazione di Impatto Ambientale ha però spostato l’attenzione dal cuore del problema: è proprio del San Cataldo che Taranto aveva bisogno o si poteva e doveva ambire a qualcosa di più, magari approfittando dei tavoli governativi per Taranto?

Il vecchio e naufragato progetto del San Raffaele del Mediterraneo, che avrebbe dovuto sorgere al quartiere Paolo VI, contemplava un ospedale che fosse luogo di cura, didattica e ricerca. Nel luglio del 2010 era stata anche sottoscritta una convenzione tra Fondazione San Raffaele del Mediterraneo e Università di Bari per un corso di laurea in medicina e professioni delle aree sanitarie riservato a 60 studenti. L’ospedale, quindi, concepito non solo come luogo di cura ma anche di studio e ricerca. Già, la ricerca che si  sarebbe estesa all’oncologia, materia con la quale purtroppo Taranto è chiamata tragicamente a fare i conti. Questo percorso avrebbe condotto il San Raffaele ad ottenere il riconoscimento di Ircs, cioè di “Istituto di ricerca e cura di carattere scientifico”. Taranto, peraltro, è l’unica provincia in Puglia a non avere un Ircs. E tale resterà. Una lacuna gravissima per una terra che ha bisogno di eccellenza sanitaria per i problemi che tutti ormai conosciamo.

Il San Raffaele avrebbe colmato questa lacuna che invece il San Cataldo non colma. L’ospedale che sarà costruito sulla strada per San Giorgio è infatti un mero contenitore da  715 posti letto. Non è prevista la didattica – quindi nessun rapporto con l’università – e non è prevista la ricerca. Oltretutto i 715 posti letto comportano, oltre alla soppressione del Santissima Annunziata e del Moscati (già prevista per il San Raffaele, che di posti letto ne prevedeva 520, sulla base di uno studio elaborato dalla Bocconi), anche la chiusura dell’ospedale San Marco di Grottaglie.

Se dunque il San Raffaele, con tutto il suo know how scientifico, sarebbe sato un centro d’eccellenza, il San Cataldo ha orizzonti decisamente più ordinari. In questo nuovo progetto di eccellenza purtroppo non resta nulla. Il San Raffaele infatti fu travolto dal ciclone giudiziario che affossò don Verzè. Fu quello il grimaldello politico che scardinò il progetto del nuovo ospedale. Il grimaldello burocratico fu invece quello tecnico legale sulla destinazione d’uso dei terreni sui quali l’ospedale avrebbe dovuto sorgere. Così, dall’oggi al domani, il San Raffaele di Paolo VI venne trasformato nel San Cataldo della strada per San Giorgio. Una scelta urbanistica poco convincente, perché sfonda ulteriormente i confini di una città che è in pieno declino demografico  – e quindi senza l’esigenza di ulteriori espansioni e consumo di suolo – e che già oggi ha gravissime difficoltà a garantire servizi in un territorio che si estende da Lido Azzurro a Tramontone.

Il San Raffaele, invece, al netto dei presunti appetiti speculativi, avrebbe implementato di servizi un quartiere urbanisticamente già strutturato. Oggi, al contrario, si va ad urbanizzare un’area vergine, alle spalle del centro commerciale Auchan. Una fetta di terreni sui quali da tempo premono spinte edificatrici. Tutto ciò grazie alle maglie larghe di un piano regolatore sovradimensionato, sul quale, a distanza di quarant’anni dalla sua approvazione, non si riesce ancora a mettere mano per una sua corretta revisione.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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