Cronaca

Ilva, gli Amenduni alla guerra

I soci dei Riva fanno ricorso in sede civile contro il governo


Un atto di citazione, nei confronti della Presidenza del Consiglio, della Valbruna Nederland B.V., la società di diritto olandese che detiene il 10,05% del gruppo Ilva.

Tradotto: un atto di guerra, giudiziaria, della famiglia Amenduni – storici soci dei Riva – contro il governo che avrebbe perpetrato un ‘esproprio’. La notizia è riportata da Il Sole 24 Ore.

“Lunedì gli azionisti di minoranza della ‘fu Ilva’ hanno depositato alla sezione specializzata in materie di imprese del Tribunale di Milano l’atto di citazione” scrive Paolo Bricco sul quotidiano di Confindustria, ricordando che “gli Amenduni non sono finiti mai in nessuna inchiesta” “Nelle pieghe dell’atto di citazione predisposto da Giuseppe Portale, ordinario di diritto commerciale alla Cattolica di Milano, Aristide Police, ordinario di diritto amministrativo a Roma-Tor Vergata e Giacomo D’Attorre, ordinario di diritto commerciale all’Universitas Mercatorum di Roma, si percepisce chiaramente il bisogno di trovare – in un contesto segnato in molti suoi aspetti da una irrazionalità pervasiva – una posizione non emotiva ma nitida, non agitatamente vittimistica ma neppure da agnello disponibile al massacro”. Nella perizia realizzata dal rettore del Politecnico di Milano Giovanni Azzone e dal prorettore Giuliano Noci, continua Bricco, la cifra richiesta sfiora i 300 milioni di euro: i due periti di parte hanno quantificato il valore di Ilva Spa, al 31 dicembre 2012, in 2,526 miliardi di euro. Dunque la quota riferibile alla Valbruna sfiora i 300 milioni. Si tratta principalmente, si legge nell’atto di citazione, del «valore della quota di partecipazione della Valbruna Nederland B.V. nella società Ilva Spa al momento dell’esproprio di fatto determinato dal commissariamento ex d.l. 61/2013 (5 giugno 2013). Tale importo deve essere indennizzato dallo Stato-espropriante alla Valbruna Nederland B.V.-espropriata».

Un nuovo, importante fronte si apre quindi nella complicatissima vicenda Ilva. E si apre dopo che il  sostegno finanziario dello Stato italiano all’Ilva finisce in un’indagine formale della Commissione europea, preoccupata che possano esserci aiuti illeciti alla produzione in un settore che già sconta “problemi di sovraccapacità”.

Nel mirino della Ue ci sono complessivamente due miliardi di euro di aiuti, mentre dall’indagine sono per ora assenti il prestito ponte del Governo da 300 milioni, più gli ulteriori interventi contenuti nella Legge di stabilità per 800 milioni che dovrebbero andare a sanare proprio il problema ambientale su cui è aperta una procedura d’infrazione. “L’Italia continuerà a collaborare con la Commissione europea per dimostrare la correttezza dei suoi interventi”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi.
L’esame della Commissione, si spiega in una nota, verificherà in particolare “se l’accesso agevolato al finanziamento accordato all’Ilva per ammodernare lo stabilimento di Taranto le dia un vantaggio sui concorrenti”. E considerata “l’urgenza di decontaminare il sito, la Commissione prevede anche garanzie che consentono all’Italia di attuare subito il risanamento ambientale”. Purché “la spesa sostenuta sia poi rimborsata dall’inquinatore”.

Per il ministro Guidi è comunque un fatto “molto positivo”, e vede “importanti aperture da Bruxelles”. Perché è fondamentale che la Commissione “abbia riconosciuto l’importanza che, per far fronte all’emergenza ambientale e alla relativa procedura d’infrazione aperta da anni, siano necessari fondi pubblici”. La commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager ha spiegato che “le norme sugli aiuti di Stato consentono solo di promuovere la competitività a lungo termine e l’efficienza delle acciaierie, ma non di sostenere i produttori che versano in difficoltà finanziarie”. Altrimenti si rischia che “l’erogazione incontrollata di aiuti di Stato in un Paese metta ingiustamente a repentaglio migliaia di posti di lavoro in tutta l’Ue”.

E per l’Ilva, raccomanda di vendere: “La migliore garanzia di un futuro sostenibile per la produzione siderurgica nel Tarantino è la cessione delle attività dell’Ilva a un acquirente che le metta in conformità con le norme ambientali e le sfrutti a scopi produttivi”, ha detto Vestager.

L’indagine valuterà la legge che darà all’Ilva accesso ai fondi congelati in Svizzera durante il procedimento contro i Riva (1,2 miliardi circa), 400 milioni di garanzie dello Stato sui prestiti che risalgono a maggio 2015, altri 250 milioni di prestiti a settembre 2014 e 156 milioni pagati dalla statale Fintecna a marzo 2015.

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