02 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 22:53:00

Cronaca

Ilva, prende forma la cordata italiana

Scaroni verso la guida. In ballo Marcegaglia, Arvedi e Eusider


Le manifestazioni d’interesse sono arrivate da mezzo mondo, è vero.

Ma il futuro dell’Ilva, secondo i rumors che girano sempre più insistentemente, è destinato a rimanere made in Italy, secondo i desiderata del governo Renzi e del salotto buono dell’economia nazionale. I giochi sono già fatti, si sussurra. Con Paolo Scaroni a fare da “comandante in capo” di un gruppo composto da Cassa Depositi e Prestiti, vero braccio finanziario dell’opeazione, Marcegaglia (primo cliente dell’acciaio Ilva) Arvedi (player siderurgico nazionale) ed Eusider. Il gruppo con base a Costamasnaga, nel lecchese, si candida a partecipare ad una cordata per l’acquisizione del gruppo Ilva.

Lo ha spiegato l’amministratore delegato Anghileri in un’intervista a Radiocor: “Siamo disposti ad investire, per quanto lo consentira’ la nostra forza, in un gruppo italiano, serio, motivato, che abbia un progetto corretto e non speculativo o mordi e fuggi, con professionalita’ specifiche. Noi – assicura Anghileri – siamo pronti a dare il nostro contributo”.?

Il dossier Ilva, ad ogni buon conto, è aperto su molteplici fronti. “Sotto discariche e cokerie dell’Ilva c’è di tutto. La cosa più pericolosa sono i liquami scaricati. Andavo lì con la mascherina protettiva, ma non riuscivo ugualmente a respirare per l’aria satura di sostanze”.

E’ un passaggio dell’intervista video a un ex operaio dello stabilimento – realizzata di spalle e con la voce camuffata – rilasciata a Peacelink e inserita nel portale web dell’associazione. Il lavoratore, che ha lavorato dal 2000 al 2012 nel reparto cokerie, si dice pronto a testimoniare ai magistrati, consegnando “foto e video”. “Guardavo per terra – afferma – i vapori che uscivano dal sottosuolo. Non riuscivo neanche a starci. Quando arrivavo lavoravo come un pazzo, non vedevo l’ora di finire perchè volevo scappare via da lì”. Il lavoratore spiega di aver lavorato nelle batterie 3-6-7-10-11-12. “Quello che c’era lì – ha rivelato a Peacelink – era indescrivibile”.

Ieri, intanto, nuova tappa nell’udienza preliminare bis nell’ambito del procedimento Ambiente Svenduto. Continuano le arringhe della difesa, mentre la Procura ha già chiesto il rinvio a giudizio per gli imputati.               
(g.d.m.)

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