18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 17:16:45

Cronaca

“Salvato” il Chiostro di San Domenico

Sarà assegnato al polo museale autonomo di Taranto


L’attuale ufficio della Soprintendenza presso il Chiostro di San Domenico  sarà alle dipendenze del Polo Museale Autonomo di Taranto, il MarTa. La notizia è stata comunicata dal ministro Franceschini a Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni paesaggistici e culturali del Mibact.

Lo stesso Volpe era presente, ieri sera, nella sede di via Fiume 12 de “Le città che vogliamo”, organizzatrice, insieme al movimento politico “Partecipazione è cambiamento”,  di un confronto in merito al caso Soprintendenza. Destinata, questa sì, a lasciare Taranto per Lecce. «Piuttosto, la via che si potrebbe percorrere, ha suggerito lo stesso presidente del Consiglio superiore del Mibact, è  quella di chiedere al ministro Franceschini che Taranto sia sede della Soprintendenza unica territoriale» è quanto si legge in una nota del consigliere regionale Gianni Liviano.

Nel corso della serata, Piero Massafra ha parlato di «una vera cattiveria perpretata nei confronti della comunità tarantina» mentre Lucio Pierri ha consegnato in anteprima al prof. Volpe il documento che nei prossimi giorni sarà inviato al Capo dello Stato, Mattarella, e al ministro Franceschini nel quale si ribadisce l’importanza e la strategicità della Soprintendenza tarantina. «Taranto – è stato fatto notare dai numerosi archeologi presenti – ha una continuità storica e antropologica che parte dal neolitico per attraversare le ere storiche e approdare ai fasti della capitale della Magna Grecia per poi svolgere un ruolo importante anche in epoca romana». Al contrario di Lecce, individuata come area meridionale della Puglia  (Foggia per l’area settentrionale e Bari per quella centrale). Tesi sostenuta anche dal prof. Francesco D’Andria, archeologo e docente all’Università di Lecce, e dal prof. Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, presenti all’incontro insieme al consigliere comunale e provinciale, Dante Capriulo.

Volpe però ha ribadito la “bontà” della riforma, «che il Paese attendeva da più di trent’anni» e la cui realizzazione è stata accelerata in virtù «del nuovo concorso che sta per partire e che riguarderà circa 600 unità. C’era l’esigenza di farsi trovare pronti in modo da distribuire il nuovo personale assunto in sedi già riformate». «Con questa riforma si integrano competenze che prima erano frammentate. Le nuove Soprintendenze non negano le specializzazioni ma le integrano prevedendo vari settori: archeologia, architettura, paesaggio, beni immateriali, educazione e ricerca. La soppressione delle Soprintendenze  – ha aggiunto Volpe – è da alcuni interpretata come la morte della tutela archeologica. Così non è perché archeologi saranno presenti in tutte le trentanove Soprintendenze. L’idea che il patrimonio archeologico sia distinto da quello architettonico, artistico o paesaggistico è metodologicamente inesistente».

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