Cronaca

Le vecchie lire che nessuno vuole

Non riesce a cambiare 40 buste di “spiccioli” ed è battaglia con Bankitalia


Trentacinquemila monete da 50 lire; 15mila da 200 lire e mille da 500 e 200 lire.

Quando un tarantino si è presentato allo sportello della Banca d’Italia con quaranta buste contenenti monete di vecchie lire pensava di uscirne, di lì a qualche minuto, con un bel gruzzolo di banconote invece, nulla.

Come ha fatto a raccogliere tutte quelle monete nel corso degli anni è presto spiegano: per circa 20 anni ha lavorato come venditore al dettagli di giornali.

Tra il 1996 al 2002 (anno di entrata in vigore della moneta unica europea) il suo guadagno consisteva in una percentuale per ogni copia di giornale venduto e, precisamente, veniva pagato con 50 o 100 lire, a seconda del numero di copie vendute. Una attività che, nel giro di 6 anni, lo hanno portato ad accumulare qualcosa come 50mila monete di vario taglio (50, 100, 500 lire) che nel corso degli anni non è mai riuscito a cambiare perché «nessuno voleva gli “spiccioli”».

Una risposta che ha ricevuto, dopo il 2002, anche allo sportello della Banca d’Italia di Taranto, quando gli è stato risposto che il cambio non era possibile perché le monete erano troppe.

A quel punto altro non ha potuto fare che rivolgersi all’associazione Agitalia.

«Anche qualche giorno prima della scadenza del 28.1.2016 (poi prorogata) per l’ennesima volta, unitamente alla moglie, si è presentato allo sportello Bankitalia di Taranto dove gli è stato detto che il cambio in euro non è possibile perché sono troppe le lire ancora in circolazione.

Intanto – dicono dall’associazione – alcuni cittadini, in casi praticamente identici hanno sollevato l’illegittimità costituzionale del decreto Monti (art. 26 D.L. 121 del 6.12.2011) che aveva sancito l’immediata decadenza del cambio della lira in euro. Poi, finalmente, a novembre, la sentenza 216/2015 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma Monti, riportando il nostro Paese sulla “lunghezza d’onda” degli altri Paesi della Comunità europea dove il cambio della vecchia moneta nazionale è sempre possibile».

Questione risolta? Neanche per sogno. «Bankitalia solo qualche giorno fa gli ha rifiutato di nuovo il cambio nonostante l’uomo abbia rispettato tutti i termini di scadenza, dettati e cambiati ogni volta». Ora, l’Associazione sta valutando le dovute azioni legali, in sede penale, civile ed amministrativa contro la Banca d’Italia per «grave ed ingiustificata ottemperanza alla sentenza 216/2015 della Corte Costituzionale».

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