16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca

Cozze, s’infiamma la protesta

TARANTO – S’infiamma l’emergenza cozze. E la tappa a palazzo di città stamattina diventa naturale. Primo perché, come fanno notare i mitilicoltori protagonisti dell’iniziativa, “ormai cosa andiamo a fare a mare a lavorare”. E poi perché rischia di diventare incontenibile la rabbia di chi da un anno a questa parte non riesce più a portare a casa i soldi per andare avanti. In piazza Castello si sono vissuti anche momenti di tensione tra gli stessi mitilicoltori provati da uno stop di undici mesi. Era luglio quando l’Asl ha trovato nel prodotto del primo seno di mar Piccolo (poi incenerito) pcb e diossine oltre i livelli consentiti vietando la movimentazione e la vendita.

Oggi si vuole salvare almeno la nuova produzione. E quella di stamattina, nelle parole di Luciano Carriero, rappresentante di una delle cooperative ittiche tarantine, non è che la prima iniziativa di protesta. “Domani torneremo sotto palazzo di città e questa volta porteremo anche le famiglie” dice al termine di un’intensa mattinata durante la quale la categoria ha preso la decisione di chiedere un incontro al prefetto. A farsi portavoce della richiesta ufficiale il rappresentante di Confcooperative. “Chiediamo che sia riconvocato il tavolo tecnico, che si faccia però questa volta a Taranto, coordinato dal prefetto” riassume Carriero. La rabbia dei pescatori che annunciano “porteremo anche le barche sotto palazzo di città” scaturisce infatti dall’ultima delusione. Il tavolo di venerdì a Bari non ha soddisfatto le aspettative dei mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo che oggi continuano quindi a chiedere la revoca dell’ordinanza della Asl che blocca il prodotto. I mitili – protestano i produttori – ormai hanno raggiunto quasi la matu-razione e il monitoraggio fatto fino ad aprile dice che sono conformi per quanto attiene livelli di pcb e diossine. Stamattina erano una trentina i rappresentanti delle cooperative ad aspettare di essere ricevuti dal sindaco: “Ma l’emergenza coinvolge almeno quattrocento famiglie che non sanno più come andare avanti. La situazione è critica” dice Carriero, testimone di momenti di tensione tra i manifestanti “e visto che il sindaco non si è neanche affacciato abbiamo deciso di rivolgerci al prefetto perché il tavolo barese non ha tenuto conto della nostra situazione. Non ci possono chiedere di spostarci nel giro di un mese a mar Grande. E’ tecnicamente impossibile, oltre che inutile. Nei prossimi due mesi il monitoraggio sulle cozze può essere fatto dove stiamo, nel primo seno di mar Piccolo. Quegli impianti (quelli di mar Piccolo) sono il frutto di cinquant’anni di lavoro; per metterli su non abbiamo chiesto mai niente a nessuno. Ci sono persone di sessant’anni con le lacrime agli occhi, si stanno vendendo l’oro di famiglia. E’ come se ci avessero dato una condanna a morte, ci hanno messo addosso un marchio ingiusto, perché oggi le nostre cozze sono buone eppure vengono guardate con sospetto anche dai clienti di fuori. E’ tutto il settore ad essere stato penalizzato”. La richiesta resta quella di sospendere l’ordinanza permettendo di vendere il prodotto risultato buono dalle ultime analisi e continuando a monitorare i livelli di inquinamento: se i valori dovessero tornare, come nell’estate dell’anno scorso, al di sopra del limite tollerato, ci si fermerà. “Ma ora quell’ordinanza che blocca il prodotto non ha senso. Il prodotto è buono e non capiamo perché non possiamo venderlo”. Si attende la convocazione dal prefetto.

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