Cronaca

Taranto verso le elezioni: l’aria che tira

Tra i cittadini si respira profonda disillusione


E’ iniziata in anticipo la battaglia per le elezioni comunali di Taranto previste nella primavera del 2017.

Nella città martoriata dall’industralizzazione forzata si respira un’aria di disillusione verso le istituzioni e il mondo politico. Ragion per cui, gli atteggiamenti nei confronti delle une e dell’altro vengono vissute dai cittadini come inganno. Fatalisticamente, i tarantini aspettano Godot – Stato non capendo che Bruxelles non permetterà di farlo arrivare – come nella commedia di Beckett – con il suo sacco pieno di assistenzialismo.

Al momento, fanno capolino candidature a sindaco e spuntano come funghi formazioni, associazioni aventi come obiettivo la costituzione di liste elettorali. Molto movimentismo, poca politica e veri e/o falsi candidati, senza appeal e non di alto rango.

In verità, il contrario di ciò che Taranto meriterebbe.

In sintesi, i rumor attorno alle prossime elezioni sono tanti, ma i nomi di candidati  pochi e quelli in circolazione non sono a misura della tragicità della crisi tarantina. Crisi che ha sfilacciato il tessuto economico – sociale, ha fiaccato gli animi dei cittadini che la vivono in modo inerme e, infine, ha abbassato di parecchio il profilo del ceto politico.

Si corre il rischio che Taranto, per come ha preso  l’abbrivio la campagna elettorale, si presenti agli appuntamenti, per la soluzione della sua crisi, nel modo peggiore.

L’Ilva è nel mirino di Bruxelles per gli aiuti di stato, una vicenda che non sa come si concluderà. A ben vendere, il finanziamento è servito per aiutare l’Ilva e per non acuire la  sua crisi, per questa ragione l’Italia non può incorrere in una infrazione UE, sotto molti aspetti senza senso, per il suo eccessivo rigore. A Bruxelles, i nostri rappresentanti devono battersi per ribaltare il concetto di aiuto di stato, per evitare così la mannaia delle sanzioni .

L’Ilva pecca di un management non competente, come imporrebbe la realtà siderurgica e, comunque, sottoposto agli umori dei cambiamenti dei governi nazionali. Sennonché, il governo di Renzi, seguendo le orme dei suoi predecessori, non riesce a dare al vertice stabilità, come si vede dagli ultimi avvenimenti, in cui vanno e vengono i manager, come se l’Ilva fosse una sorta di porta giovevole di un Hotel.

Di certo, la crisi Ilva è la più drammatica, rispetto a tutte le crisi che si abbattono sul territorio ionico, visto che coinvolge la sanità, l’ambiente e l’occupazione. Il Presidente Emiliano è oramai “Sant’Antonio nel deserto lu nemice dellu demonie”, in questo caso il “demonie” sarebbe il muro di gomma governativo, che respinge le di lui richieste a favore del centro siderurgico.

Vero è che il Presidente della Puglia ha ereditato la crisi dell’Ilva, nel suo specifico ambientale e sanitario, dal suo predecessore. Vendola ha guardato altrove, invece, di intervenire con la legge vigente, per evitare il disastro ambientale.

A Taranto, non serve una classe dirigente alla “Cetto La Qualunque”,- già sperimentata, tristemente, per certi versi nel corso degli anni, – ma una a misura della sua crisi, tuttavia, ciò è facile a dirlo ed è difficile trovarla sia nel mondo politico sia nella società civile. Da tempo, non ne abbiamo una, in verità, siamo andati a scalare, di peggio in peggio.

Colpa anche dei governi nazionali, che si sono succeduti nei secoli, che hanno voluto Taranto economicamente assistita di Stato, penalizzando l’iniziativa privata e, di conseguenza, il mercato. Sotto questo aspetto è stata “colonizzata” da forze esogene il che non ha permesso la formazione di una borghesia autoctona e di una imprenditoria fuori della cerchia dell’ impresa pubblica. Lo sforzo che resta da fare, è trovare un candidato sindaco, che  abbia una marcia in più e, inoltre, senta la sua elezione come missione al servizio di una città, che ha il bisogno di una svolta.

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