Cronaca

Delitto Meo, parlano i testimoni

TARANTO – Parola ai primi testimoni, nel processo sull’omicidio del funzionario regionale Giovanni Meo. Per quel delitto, avvenuto nell’estate del 2008, l’unico imputato è il 62enne agricoltore Francesco Cinieri, imputato nel processo che si celebra in corte d’assise. Alla base dell’omicidio secondo l’accusa ci sarebbe il mancato finanziamento di un progetto Por. Oltre due anni e mezzo sono durate le indagini attraverso le quali la polizia ha raccolto prove contro l’agricoltore savese che era in carcere per una piantagione di droga.

Migliaia di intercettazioni ma decisiva è risultata una ambientale in cui Cinieri “confessa” il delitto alla figlia. Meo ha pagato con la vita per il mancato finanziamento di due progetti che si erano bloccati per questioni burocratiche. Il 30 luglio del 2008 probabilmente il funzionario regionale incontrò il suo assassino per un chiarimento. Cinieri voleva quei finanziamenti perchè aveva anticipato una somma cospicua, ottantamila euro. Gli servivano per uscire dalla grave crisi economica in cui si trovava la famiglia. In quel confronto Meo, però, gli spiegò che c’erano poche speranze. E Cinieri a quel punto avrebbe fatto fuoco, giustiziandolo con un colpo alla testa. Poi avrebbe messo il cadavere nella Lancia Y della vittima e raggiunto un terreno nella campagne di Manduria, dato fuoco alla macchina. L’agricoltore di Sava accusato di aver ucciso Meo ha negato ogni addebito. Questa mattina la prima, importante udienza dopo il rinvio a giudizio chiesto ed ottenuto dall’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino. In particolar modo, sono stati ascoltati alcuni tecnici che hanno parlato del finanziamento che sarebbe alla base dell’efferato delitto. Ma la difesa di Cinieri, assistito dall’avvocato Fabrizio Lamanna, promette colpi di scena.

G.D.M.

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