19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 15:35:44

Cronaca

“Io tarantina nell’inferno del terremoto”

TARANTO – “Ormai lo conosciamo bene, il rumore del terremoto. Inizia un secondo prima che la terra inizi a tremare. Fa quasi meno paura, adesso, perchè sta diventando familiare”. Cronaca dell’inferno del sisma. A parlare è Daniela Panico, 46 anni, tarantina che da 14 anni ormai si è trasferita a Ferrara per aprire un ristorante che fa conoscere in Emilia le spacialità del “made in Taranto”. Da giorni, la sua vita – come quella degli altri abitanti di quest’angolo d’Italia – è scandita dalla presenza invisibile ma costante del terremoto.

Che stamattina ha fatto sentire il suo ruggito, e preteso il suo tributo (ne parliamo in questa pagina). “Dovevano essere le 9, più o meno, quando è successo di nuovo” racconta Daniela. “In realtà, da quando è iniziato quest’incubo abbiamo quasi perso la cognizione del tempo. Io ero per strada, ho sentito mancarmi la terra sotto i piedi; la gente è uscita dagli uffici e dalle case, con le facce spaventate. Mi sono fiondata alla scuola di mia figlia, per andare a prenderla. Qui le comunicazioni sono difficili, i cellulari vanno in tilt, ha difficoltà a sentirmi con parenti ed amici che abitano qui. Per fortuna Ferrara è stata colpita meno di altre città, ma è tutta la regione ad essere in ginocchio”. Ed anche a Taranto sono molti ad essere in ansia per quanto sta accadendo nel nord Italia: l’emigrazione tarantina, infatti, ha portato molti nostri concittadini a studiare o lavorare in Emilia Romagna, piuttosto che in Lombardia o Umbria, dove pure la terra ha tremato forte stamattina. Il collasso delle reti telefoniche mobili, con i cellulari muti, rende ardua l’impresa di mettersi in contatto con i propri cari, mentre i telegiornali consegnano immagini di edifici crollati, anziani per strada, sperduti, e bambini che piangono. Uno scenario di guerra.

Giovanni Di Meo

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