17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Ilva, «Taranto come Genova»

Ai lavoratori pugliesi meno soldi: sindacati verso la protesta


Anche gli operai dell’Ilva di Taranto in solidarietà chiedono di mantenere l’integrazione del reddito al 70 per cento come hanno ottenuto i colleghi di Cornigliano.

E se così non sarà, le strade di Taranto saranno scenario di barricate, come successo a Genova. Per Cornigliano l’integrazione al reddito è stata possibile attraverso un emendamento al decreto convertito ieri in legge e che dà il via libera alla cessione del gruppo ai privati. Nel decreto erano previsti anche aiuti alle imprese dell’indotto di Taranto ma niente per i lavoratori pugliesi. Per questi bisognerà aspettare l’approvazione di un emendamento al Milleproroghe, atteso in aula alla Camera per il prossimo 5 febbraio. Dopo le proteste degli operai Ilva di Genova, che secondo l’azienda hanno provocato in tre giorni perdite per 6 milioni di euro, anche quelli di Taranto, il più grande impianto siderurgico d’Europa, minacciano di incrociare le braccia e scendere in piazza.

I sindacati hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire a coprire economicamente l’integrazione. Secondo i sindacati c’è una disparità di trattamento, perché per Cornigliano l’integrazione al reddito è stata resa possibile attraverso un emendamento al decreto convertito in legge ieri. Per la sottosegretaria allo Sviluppo Economico Simona Vicari i lavoratori devono abbassare i toni: “Capisco gli scioperi di Genova, capisco la tensione ma in questo momento i lavoratori, nel loro interesse e anche nell’interesse del sindacato, dovrebbero comprendere che ogni battaglia si fa al momento opportuno. In questo momento l’interesse del paese e di migliaia di occupati è quello di rimanere aperti e allora abbassiamo un attimo i toni”.

Un giudizio durissimo sul nono decreto Ilva viene dalla Uil regionale. Per il segretario Aldo Pugliese, il provvedimento è “nebuloso, con troppe omissioni, contraddizioni e incertezze sul futuro dello stabilimento industriale, sia dal punto di vista ambientale che da quello industriale e occupazionale”. “Il Governo emette un bando previsto il 10 febbraio per le dichiarazioni d’interesse che non sarà affiancato da un piano industriale, né da un piano per l’ambientalizzazione degli impianti. E questa sarebbe la pianificazione tanto ventilata da Roma? A noi sembra, più che altro, una mossa arguta per sbarazzarsi in fretta di una patata bollente che la politica romana ha dimostrato, da anni, di non essere in grado di gestire”. Stamattina, intanto, le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) delle aziende dell’appalto hanno tenuto un sit-in all’esterno di Palazzo di Città.

Quindi, si sono riuniti nella sala del Consiglio comunale per discutere delle varie questioni e tematiche che interessano lo stabilimento Ilva e il futuro dei lavoratori. Nei giorni scorsi le Rsu dei sindacati metalmeccanici dello stabilimento Ilva avevano tenuto un consiglio di fabbrica sempre nell’aula consiliare.

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