20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 21:48:32

Cronaca

Articolo completo / Appoggi della mala, ombre sul Comune

I sospetti che emergono dall’inchiesta Game Over


Non solo traffico di droga ma anche il tentativo della mala di infiltrarsi nei  gangli del potere.

Il boss Giuseppe Cesario, detto Pelè, deceduto nel marzo del  2014, ne parla con il cugino Francesco  in una telefonata intercettata dalla polizia  nell’ambito  delle indagini poi sfociate nel blitz “Game Over”. Il boss parla dell’appoggio elettorale che intende fornire ad alcuni candidati alle elezioni comunale del 6 e 7 maggio del 2102. Pelè riferisce al cugino Francesco : “dovevamo ancora vedere con chi…dopo ti dico a chi…hai capito? Devo ancora parlare”.  Con i suoi più stretti collaboratori doveva ancora decidere su chi far convergere i voti degli associati. Francesco Cesario ha risposto che erano in attesa di istruzioni, anche per l’affissione dei manifesti elettorali.

Per il boss, comunque, l’importante era che al momento opportuno suo cugino avvertisse tutti i consociati che avrebbero dovuto partecipare in massa alle votazioni.
“Avvisa tutti quanti, tutti devono andare” dice il boss a Francesco Cesario.

La particolare capacità di gestire i voti di un consistente numero di elettori affiliati all’organizzazione emerge da una telefonata in cui Cesario racconta all’interlocutore di essere l’artefice della elezione a consigliere comunale, alle amministrative dell’anno precedente,  di Lucia Viafora,  poi nominata assessore ai servizi sociali nella attuale Giunta, la quale era andata a trovarlo insieme al padre Leonardo e a tale Aldino, non identificato, e sulla quale avrebbe fatto convergere un consistente pacchetto di voti.  Riferendosi alla Viafora e alla sua carica ha detto: “io l’ho messa là”. Lucia Viafora comunque non  risulta essere indagata.

Il boss Giuseppe Cesario, ergastolano, già detenuto a Rebibbia in regime di 41 bis ed esponente di spicco della mala tarantina già affiliato negli anni ‘90 all’organizzazione criminale guidata dai fratelli Riccardo e Gianfranco Modeo secondo gli investigatori coordinati dalla Dda  dopo la scarcerazione era impegnato a ripristinare anche attraverso incontri con altri pluripregiudicati li rapporti esistenti prima del suo arresto e della sua lunga detenzione, scenario nel quale aveva rivestito il  ruolo indiscusso di leader.
La polizia  che già lo seguiva  a partire dalla fine del 2011 aveva accertato che il boss  approfittando dei permessi  aveva ripreso a coltivare vecchie alleanze o a intesserne nove, per avere  il controllo del territorio, soprattutto nei quartieri Paolo VI, Tamburi e Città Vecchia, feudo, in passato,  dello stesso clan Cesario.  Il boss deceduto quasi  due anni fa oltre che  sul proprio carisma poteva contare sull’appoggio di molti e dei suoi più stretti congiunti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche