Cronaca

Cassa e mobilità. Scoppia la rivolta degli 11.700

TARANTO – Un vero esercito formato da 11.700 persone. Tanti sono i lavoratori tarantini interessati agli ammortizzatori sociali in deroga che si traducono in cassa integrazione e mobilità. 11.700 sui 27mila dell’intera Puglia. Il rischio che nei prossimi mesi non venga loro garantito il reddito a causa del rifinanziamento parziale da parte del Governo ha fatto mobilitare Cgil, Cisl e Uil ioniche. Aderendo all’iniziativa unitaria promossa dalle tre Confederazioni pugliesi in tutta la Puglia, stamattina hanno dato vita alla mobilitazione con un presidio presso la Prefettura al fine di rivendicare, nei confronti del Governo, l’intera dotazione finanziaria concernente il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali.

Il Ministero del Lavoro, infatti, ha preannunciato che rifinanzierà solo parzialmente con circa 80 milioni a fronte dei 200 richiesti dalla Regione Puglia, l’accordo specifico intervenuto con le organizzazioni sindacali lo scorso 23 aprile mentre, ad oggi, il 70% dei fondi previsti è già impegnato ed il co/finanzamento regionale a carico del Fse risulta esaurito. “Sono, attualmente, 11.700 i lavoratori tarantini interessati agli ammortizzatori sociali in deroga (tra Cig e mobilità) con l’aggravante che, dal corrente mese di maggio, i dipendenti di Aziende in procedura concorsuale non percepiranno alcun reddito, contro il parere del sindacato”. Ai Segretari generali Luigi D’Isabella (Cgil), Daniela Fumarola (Cisl), Giancarlo Turi (Uil) il compito di consegnare al Prefetto Claudio Sammartino un documento illustrativo delle richieste sindacali, da inoltrare al Governo. Un documento che parte dalla situazione occupazionale in Puglia (“che presenta elementi di forte preoccupazione sia per l’aumento del numero dei lavoratori che perdono il lavoro, sia perchè nel breve periodo non si intravedono prospettive occupazionali tali da poter prevedere un’inversione dello stato di crisi” per approfondire il caso del capoluogo ionico. “A Taranto, in quanto capitale dell’Industria nel Mezzogiorno, occorre scongiurare nel più breve tempo possibile che detta situazione risulti maggiormente amplificata rispetto agli altri territori pugliesi. Negli ultimi anni, sono state governate situazioni complesse evitando rischi di tensioni sociali, grazie al ricorso agli ammortizzatori in deroga, attraverso cui è stato possibile garantire un minimo di reddito a migliaia di lavoratori disoccupati. Nel secondo semestre dell’anno 2011, esplodendo la crisi, la Cig in deroga, in Puglia, ha raggiunto gli 11 milioni di ore per 16.128 lavoratori interessati, mentre la mobilità in deroga ha sostenuto 15.315 lavoratori licenziati. L’analisi dei dati a Taranto, comparati tra il mese di aprile e quello di marzo 2012, segnala per i settori produttivi (industria, edilizia, artigianato, commercio) una diminuzione significativa ma, di contro, una crescita per “i settori vari” laddove, infatti, a marzo le ore sono risultate 3.334 mentre ad aprile 6.930. Quanto, invece, all’incidenza della Cig in deroga sul totale delle ore di Cig valutata sul mese di aprile, essa è risultata del 52,3% (571.862 ore su 1.093.944). E sono, attualmente, 11.700 i lavoratori interessati agli ammortizzatori sociali in deroga (tra Cig e mobilità)”. C’è forte preoccupazione per l’anno in corso poiché le risorse destinate alla Puglia per finanziare gli ammortizzatori in deroga ammonterebbero a circa 80 milioni “insufficienti a garantire agli oltre 27mila lavoratori attualmente beneficiari dei trattamenti economici”. A complicare la situazione potrebbe contribuire la riforma degli ammortizzatori sociali prevista nella più generale riforma del mercato del lavoro, in discussione in Parlamento: “non prevede alcuna norma che possa garantire per il prossimo futuro questi lavoratori”.

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