13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca

Taranto scippata, il silenzio dei colpevoli

Dalla sede del corso in Beni Culturali passando per Bankitalia, Corte d’Appello e ora la Soprintendenza


In principio fu il corso universitario in Beni Culturali: per evitarne la disattivazione sono state raccolte 8.000 firme, grazie alla meritoria iniziativa del Comitato per la Qualità della Vita. Quindi, la sede di piazza Ebalia della Banca d’Italia, la sezione distaccata della Corte d’Appello, con la protesta della Camera Penale, e ora la Soprintendenza per i Beni Archeologici.

Taranto viene scippata, Taranto si fa scippare. E chi protesta – il Cqv, gli studenti, i penalisti tarantini – si ritrova solo, nel silenzio di quegli Enti locali che non si può non definire colpevoli, o quantomeno complici.

La decisione di dare a Lecce la sede della terza “Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio” pugliese con Bari e Foggia è particolarmente dolorosa, perché Taranto ne era titolare sin dalla nascita, 109 anni fa. Qui lavorano 74 dipendenti, in quello che avrebbe potuto essere un incubatore di quella mitica ‘economia alternativa’ che rimane ad oggi un miraggio. Fa male anche perché Taranto ospita uno dei venti musei più importanti d’Italia, il MarTa, con un giovane ed ambizioso direttore, Eva Degl’Innocenti, che perde una sponda fondamentale, magari a vantaggio di quel museo di Ugento che la stampa nazionale – Il Foglio – definisce “un piccolo Louvre salentino”. Sempre a Taranto si svolge il prestigioso Convegno di Studi della Magna Grecia.  

Tre i criteri scelti dal Mibact: il maggior numero di abitanti (riferito alla provincia) una più forte concentrazione di monumenti storici e architettonici ed una più vasta estensione territoriale. Così Lecce ha sconfitto Taranto. Una battaglia che forse in quella che era la capitale della Magna Grecia non sapevamo neppure di stare combattendo, mentre esponiamo il manifesto che invita papa Francesco a visitare Latiano e concediamo Palazzo di Città per sponsorizzare il Barocco leccese (sempre loro…) patrimonio dell’Unesco. Proprio a Lecce, città che conta 94.000 abitanti, meno della metà di Taranto, ha sede la Corte d’Appello che ha (aveva?) al Paolo VI una sezione distaccata, per la quale è prevista la cancellazione.

“Solo pochi anni fa con un investimento milionario è stata consegnata all’amministrazione della giustizia la nuova sede della sezione della corte d’appello a Taranto che in caso di chiusura rimarrebbe l’ennesimo monumento allo spreco statale” ha sottolineato il Movimento Forense, “a ciò si aggiungano i costi sociali e in particolar modo quelli legati alla cronica assenza di infrastrutture gravante sulla regione che renderebbe in molti casi un ‘viaggio della speranza’ raggiungere la sede della Corte per ottenere giustizia.
La chiusura della Corte d’Appello causerebbe il trasferimento a Bari di Dda, Tribunale dei Minorenni e Tribunale di Sorveglianza con ulteriore disservizio per utenti e legali tarantini”.

Dal 25 al 29 gennaio l’astensione proclamata dagli avvocati tarantini della Camera Penale per esprimere la propria protesta.

Certo, Taranto conserva lo status di Autorità Portuale, ma è significativo come Bari sia riuscita ad ottenere una duplice sede in Puglia, cannibalizzando in questo caso Brindisi, pur di non vedersi in qualche modo sottomessa al capoluogo ionico.

La stessa Brindisi aveva alzato la barricate al tempo del paventato accorpamento delle province, con l’obiettivo anche in questo caso di un doppio capoluogo in quella che già veniva chiamata BriTa, in un ordine evidentemente non casuale; Taranto, ancora, è l’unica provincia pugliese a non avere un Ircs, un  “Istituto di ricerca e cura di carattere scientifico”, vale a dire l’eccellenza sanitaria.

Lacuna che il nuovo ospedale San Cataldo non colmerà, in una terra la cui problematiche su questo fronte sono più che note.

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