27 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2020 alle 16:46:59

Cronaca

«Diamo lavoro e diritti ai migranti»

Parla Enzo Pilò, referente dell’Unità antidiscriminazione


Nessuna denuncia è stata presentata dalla presunta vittima di una aggressione che sarebbe avvenuta, nei giorni scorsi, in zona Taranto Due.

La presunta vittima, una giovane donna, aveva affermato di essere stata aggredita da alcuni non meglio precisati cittadini «extracomunitari» nei pressi di un supermercato. In realtà, ad oggi, non vi è alcun riscontro ufficiale. Il caso era nato da una telefonata fatta alla redazione di TarantoBuonasera dal papà della presunta vittima. Il caso aveva poi suscitato roventi polemiche sui social network.

Va quindi ristabilito un clima di serenità, senza alcuna caccia alle streghe.

Peraltro, come conferma Enzo Pilò nell’intervista qui accanto, fino ad oggi non si sono mai verificati episodi del genere e Taranto ha sempre dimostrato grande civiltà e spirito umanitario nei confronti dei migranti. «Da marzo 2014, periodo in cui Taranto è stata investita dall’emergenza migranti, fino ad oggi non si registrano reati commessi dalle persone in accoglienza. Qualche problema c’è stato solo per le proteste legate alle cattive condizioni di accoglienza. Null’altro». Lo chiarisce Enzo Pilò, legale rappresentante della cooperativa Babele e referente per Taranto dell’Unar, l’unità nazionale antidiscriminazione. Nessun allarme quindi, su eventuali difficoltà di convivenza con i migranti. A dimostrazione dell’efficace lavoro svolto dalle associazioni d’accoglienza.

Qual è la funzione delle associazioni che si occupano di accogliere i migranti?
Chiariamo innanzitutto che l’accoglienza non è un’opera di bene, ma un preciso dovere dettato dalle leggi nazionali e internazionali. Non dare accoglienza è erodere un diritto e i diritti devono essere garantiti per tutti. La funzione delle associazioni è proprio quella di garantire i diritti degli ultimi.

Altra convinzione diffusa è quella che i migranti godano di maggiori diritti rispetto agli italiani svantaggiati. È vero? 
I servizi sociali erogati per i richiedenti protezione internazionale sono come quelli erogati per tutte le categorie svantaggiate. Per i migranti economici, invece, non è previsto alcun tipo di beneficio.

Veniamo alle cifre destinate ai migranti, altra questione oggetto di polemiche e pregiudizi.
Dei 35 euro (la cifra però può essere inferiore perché le gare sono al ribasso) che lo Stato spende giornalmente per ciascun migrante, al migrante restano 2,5 euro. Gli altri 32,5 euro servono per pagare il personale delle associazioni, le spese delle strutture di accoglienza, mensa, utenze, pulizia. Parliamo quindi di soldi che vengono spesi sul territorio e che hanno creato un notevole indotto.

A Taranto quante persone lavorano nell’accoglienza?
Circa 400-500 persone. Queste attività offrono possibilità occupazionali per tanti giovani che hanno acquisito professionalità e titoli di studio specifici.

Esiste il rischio che queste nuove forme di imprenditorialità finiscano per scatenare la corsa al profitto, in modo anche illecito?
Certo. Mafia Capitale ne è la dimostrazione. Il problema è attivare meccanismi di controlli serrati. Lo Sprar, cioè il sistema di accoglienza ordinario, ha maglie molto strette. È nell’emergenza invece che le maglie si allargano e i soldi prendono altre direzioni. Nell’ordinario, infatti, le risorse vengono destinate all’inserimento sociale dei migranti, nell’emergenza invece le risorse vengono assorbite dal costo in sé dell’accoglienza.

Come è il rapporto tra associazioni, qui a Taranto?
Le associazioni dovrebbero avere più capacità di dialogo sulle criticità per condividere i saperi acquisiti. A volte, invece, si innescano guerre di posizione.

A Taranto quanti sono i migranti presenti nelle strutture di accoglienza?
Vi sono circa 850 richiedenti protezione internazionale e protezione umanitaria.

Il clima di tensione internazionale impone maggiori meccanismi di sicurezza. È sui controlli alle frontiere che bisogna agire? 
Viviamo certamente in una condizione di paura, tuttavia non credo che alle frontiere si possa fare qualcosa di concreto. Ritengo invece che proprio assicurare condizioni di accoglienza efficaci sia di per sé un meccanismo di controllo perché così si riesce a monitorare il flusso dei migranti.

L’ hotspot: è un sistema efficace?
Gli hotspot sono una fabbrica di clandestinità: chi ha il foglio di via resta a vagare sulla strada.

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