25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 12:51:42

Cronaca

Strage di Palagiano, chiuse le indagini. La caccia ai killer continua

Notificati gli avvisi. Di Napoli il mandante


C’è il presunto mandante, ma gli assassini sono ancora in libertà.

E’ quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Procura antimafia ai quattro indagati per la terribile strage di Palagiano.

La sera del 17 marzo di due anni fa, sulla statale 106 in direzione proprio di Palagiano, vennero ammazzati Cosimo Orlando, la sua compagna Carla Fornari, ed il piccolo Domenico Petruzzelli, di soli tre anni, figlio di quest’ultima e di Domenico Petruzzelli, vittima in precedenza di un altro agguato di mala: il bimbo portava il nome del padre ucciso. Rimasero illesi gli altri due figli di Petruzzelli e della Fornari, di 8 e 6 anni. Leggendo l’avviso firmato dal sostituto procuratore, Alessio Coccioli, esce fuori uno scenario sconcertante. Unico indagato per l’omicidio è Giovanni Di Napoli, 62 anni, residente a Palagiano.

“Nino il Calabrese”, lo chiamano negli ambienti di malavita. E’ indicato come mandante “in concorso con altri soggetti, allo stato non identificati”. Non conosciamo, insomma, nomi e volti dei killer che vomitarono una pioggia di fuoco contro la Chevrolet Spark di Orlando e di quella che era diventata la sua famiglia. Gli “esecutori”, come li chiama il pm, esplosero almeno “tredici colpi di pistola calibro 9X21: tre andarono a segno sul corpo di Orlando, nove su quello della Fornari che era al volante, due su quello del piccolo Domenico, tenuto in braccio da Orlando”.

Il dottor Coccioli parla di “notoria appartenenza di Di Napoli ad associazione mafiosa”, di questo versante della nostra provincia come “zona di influenza di associazioni mafiose”, di “condizioni di assoggettamento ed omertà del contesto ambientale e sociale” e di delitto compiuto con “modalità assolutamente plateali ed esemplari e nell’ambito di contrasti insorti con l’Orlando, culminati in uno schiaffeggiamento pubblico verificatosi all’interno di un bar ubicato a Palagiano”. Alla base di contrasti, il fatto che Di Napoli e Orlando avessero “fatto parte della medesima organizzazione mafiosa” e “la circostanza che la Fornari (che sin da minorenne era stata sentimentalmente legata al Di Napoli) aveva avuto rapporti amorosi con costui anche dopo aver intrapreso una relazione con l’Orlando a seguito dell’ottenimento del regime della semilibertà, con continue scenate di gelosia e ritorsioni nei confronti del Di Napoli”.

Il presunto mandante è difeso dagli avvocati Nicola Cervellera e Enzo Sapia. Due sono gli indagati per favoreggiamento personale, A.V. e A.D. di Palagiano, mentre G.R., di San Giorgio Jonico, iniziamente sospettato per il concorso in omicidio, è indagato solo per il furto aggravato dell’Opel Astra usata, secondo la Procura, come mezzo ‘di copertura’ durante l’agguato; è difeso dall’avvocato Cosimo Romano.

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