30 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

Cronaca

Quattrocento case all’asta

Chi ha disponibilità di denaro può realizzare veri e propri affari


Nella provincia di Taranto ci sono 421 case all’asta. E’ il dato che emerge dal rapporto semestrale del centro studi Sogeea sulle aste immobiliari.

Il numero delle case all’asta in Italia è diminuito del 6,7% in sei mesi: le procedure in corso sono infatti 28.672, a fronte delle 30.746 rilevate all’inizio di luglio 2015. Più della metà degli immobili residenziali in vendita (16.391) si concentra nel nord del Paese; seguono il Centro con 6.711, il Sud con 3.026 e le Isole con 2.544. Poco meno di un quinto delle case oggetto dello studio, pari a 5.411 unità, è localizzato in Lombardia, regione che precede nettamente il Veneto (4.348); più staccati Piemonte (2.740), Lazio (2.299), Sicilia (1.971), Emilia Romagna (1.879) e Toscana (1.713). Sopra il migliaio di case all’asta anche Campania (1.267) e Liguria (1.057). Appena 16 gli immobili residenziali all’incanto in Valle d’Aosta.

A livello di province, invece, spiccano le 1.596 case all’asta di Vicenza, con Bergamo a quota 1.324 seguita da Roma (1.320), Torino (1.238) e Brescia (1.127).

Per quanto riguarda la provincia di Taranto, invece, le procedure in corso sono 421.

Di queste, 321 case hanno un valore inferiore ai 100mila euro; 70 immobili hanno un valore compreso tra 100mila e 200mila euro; 15 valgono meno di 300mila euro; 5 case arrivano a sfiorare i 500mila euro ed in 3 casi si tratta di beni che hanno un valore compreso tra 500mila ed 1 milione di euro.

«Il numero di immobili residenziali all’asta nel nostro Paese si è sensibilmente ridotto, segnando una importante inversione di tendenza rispetto al recente passato – ha spiegato Sandro Simoncini, presidente di Sogeea. Negli ultimi sei mesi le vendite all’incanto andate a buon fine non sono state compensate dall’arrivo sul mercato di altrettante case, segno che le persone che si trovano in difficoltà economico-finanziaria stanno fortunatamente diminuendo e che gli istituti di credito sono meno aggressivi nei confronti di chi è in sofferenza. Questo per almeno due motivi: le banche sono consapevoli che il valore degli immobili è drasticamente calato negli ultimi anni e, di conseguenza, un’asta non le farebbe comunque rientrare dei capitali erogati; inoltre sanno che, in molti casi, le difficoltà di chi ha acceso un mutuo sono legate a meccanismi discutibili come quello degli interessi scaturiti dagli interessi. Va comunque sottolineato che nella stra-gran-de maggioranza dei casi parliamo di immobili non di pregio, per cui è ancora la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi: il 66% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, percentuale che sale addirittura fino all’88% se prendiamo in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100.000 e 200.000 euro.

Di contro, considerando il punto di vista di chi è interessato ad acquistare, la presenza sul mercato di così tante case offre notevoli opportunità d’investimento. Chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari».

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