Cronaca

Ilva, ora arrivano i coreani

Il gruppo Posco Steel ha già incontrato il governo italiano


L’indiscrezione è pubblicata dal Sole 24 Ore di ieri: all’Ilva di Taranto sarebbero interessati i coreani di Posco, azienda asiatica leader mondiale nella produzione siderurgica, che peraltro ha al suo attivo lo sviluppo delle tecnologie Corex e Finex, modalità che consentono di produrre facendo a meno delle cokerie.

Secondo quanto riporta il quotidiano economico, in un articolo firmato da Paolo Bricco e Matteo Meneghello,  emissari del gruppo sudcoreano avrebbero già avuto un incontro con il governo italiano. Ma non è tutto. All’orizzonte si profilerebbe anche una ipotesi legata all’ex amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni.

Ipotesi diverse, per scenari diversi.

Posco non è un player come gli altri, nel panorama internazionale dell’acciaio. Se ArcelorMittal, altro nome che circola per l’Ilva, è il più forte tra i produttori ‘tradizionali’ come il Siderurgico tarantino, Posco punta tutta sull’innovazione ed ha come mission lo sviluppo nell’ambito della compatibilità ambientale. Mondi lontani tra loro. “L’Italia non è una terra incognita per Posco” spiegano Bricco e Meneghello sul quotidiano di Confindustria.

“Del gruppo asiatico si era già parlato in occasione del tentativo di vendita di Acciai speciali Terni da parte della finlandese Outokumpu (che poi la cedette a ThyssenKrupp, da cui l’aveva rilevata in precedenza). L’acciaio sudcoreano ha già incontrato anche la vicenda Ilva. Prima che Fca – su richiesta esplicita di Renzi a Marchionne – tornasse ad acquistare – non senza alcune criticità – i prodotti di Taranto, l’ufficio acquisti del gruppo torinese aveva smesso di approvvigionarsi con l’Ilva per il Renegade e la 500 X in produzione a Melfi, preferendo appunto i prodotti coreani. Una base impiantistica in Europa potrebbe essere strategica per qualificare meglio le forniture nei confronti dei produttori europei, anche e soprattutto in relazione al mercato asiatico”.

Scaroni, invece, potrebbe essere il referente della cordata italiana con Cassa Depositi e Prestiti, ma il suo profilo, si legge sempre sul ‘Sole’ è “coerente anche con una ipotesi da «worst case scenario», qualora alla fine – nonostante tutti gli sforzi – la cordata italiana non prendesse forma e le altre offerte non persuadessero, così da richiedere un secondo tempo – dopo il 30 giugno – a totale capitale pubblico, in grado di non fare fallire definitivamente la già prostrata Ilva”.

Da sciogliere c’è anche il nodo-stipendi per i lavoratori. “L’aumento del 10% dell’integrazione al reddito dei lavoratori dello stabilimento Ilva di Cornigliano attualmente in solidarieta’ e’ un primo passo avanti, che va però immediatamente esteso anche ai lavoratori dell’Ilva di Taranto.

Trattamenti differenziati sarebbero incomprensibili e inaccettabili”.

A dirlo è il segretario nazionale dell’Italia dei Valori Ignazio Messina, secondo il quale “è doveroso garantire pari diritti a tutti i lavoratori di Ilva in solidarietà. Se sarà necessario, presenteremo ad horas un apposito emendamento per tutelare i lavoratori tarantini”. “In ogni caso – ha concluso – ribadiamo la necessità di applicare il regime normativo anteriore alla riforma del governo per evitare pesanti penalizzazioni economiche a migliaia di lavoratori nel caso dell’Ilva e di tutte le aziende che nel 2015 hanno sottoscritto e applicato accordi sui contratti di solidarietà”.                
 

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