26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 15:39:01

Cronaca

Cozze proibite. E’ il giorno della rabbia


TARANTO – Le speranze sono naufragate con il responso delle analisi fatte il 21 maggio nel primo seno di mar Piccolo: le cozze, ormai mature, hanno assorbito livelli di diossine e pcb oltre il limite consentito. Resta quindi il veto sulla loro vendita. E resta la rabbia di chi in quegli allevamenti aveva investito tutto.

Sono proprio loro, i mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo, ad affollare stamattina piazza Castello. Sono tornati sotto palazzo di città. Calzano gli stivali in gomma, tipici del loro mestiere, oggi messo in discussione. Gli umori sono diversi rispetto a ieri. Perché le aspettative oggi hanno lasciato spazio alla richiesta di chiarimenti, di indicazioni su un futuro che si preannuncia nero. E’ l’ora della rabbia in riva allo Ionio. Delle rivendicazioni. Delle accuse sul tempo perso inutilmente in attesa di un trasferimento che oggi, alla luce delle ultime analisi che ribaltano il trend registrato fino ad aprile, risulta inutile, impossibile, visto che i mitili cresciuti nel primo seno saranno destinati al macero. Come la produzione bloccata a luglio 2011. Ma oggi c’è la convinzione che questa seconda “mazzata” si poteva e si doveva evitare. La parola passa proprio a loro, ai mitilicoltori: “Siamo tornati qui stamattina” spiega Egidio D’Ippolito “perché aspettiamo che ci mostrino i documenti”. “Ci hanno rovinato il nostro mare, le nostre aziende, per noi la qualità dell’acqua è la prima risorsa” le parole cariche di delusione e rabbia di Luciano Carriero, che aggiunge: “Ora ci dovranno risarcire fino all’ultima lira, perché non è colpa nostra. Il trasferimento in mar Grande? Ormai avrà un senso per la produzione del 2013. Ma andava fatto sicuramente prima. Siamo tornati esattamente alla situazione di un anno fa con l’aggravante che oggi ci troviamo in questa situazione per via dei ritardi accumulati da Comune, centro ittico e anche per colpa delle associazioni che non hanno saputo coordinare il processo di trasferimento. C’è un’ordinanza, la numero 1 del 19 gennaio 2012, che autorizza i mitilicoltori a spostarsi a lungomare, in mar Grande. Il trasferimento andava fatto in quel momento. La Asl e il Cnr ce l’hanno sempre detto che con la maturazione si rischiava che il prodotto assorbisse inquinanti, anche se non ci spieghiamo come sia stato possibile registrare questo picco a distanza di soli venti giorni. Anche il 31 marzo (data ultima indicata per il passaggio da un mare all’altro di Taranto) era al limite, ma avremmo fatto in tempo”. E’ lo sfogo di chi ha visto degenerare di colpo la situazione. Perché fino ad aprile il monitoraggio aveva etichettato le cozze del primo seno di mar Piccolo come “conformi”, quindi buone. Come il resto delle cozze di Taranto, famose per la loro qualità. “Oggi è peggio dell’anno scorso” continua Carriero “perché dobbiamo buttare tutta la produzione, tonnellate di cozze. Nel primo seno di mar Piccolo si produce il 25% delle cozze di Taranto. Il 75% della produzione è salvo invece”. Va ricordato infatti che il blocco alla vendita riguarda solo i mitili cresciuti nel primo seno di mar Piccolo. Il resto delle cozze tarantine sono monitorate e sicure. Oltre che apprezzate per essere particolarmente buone. “Oggi aspettiamo di sapere di che morte doppiamo morire”. La prossima tappa sarà Bari: venerdì è in programma la riunione del tavolo tecnico che dovrà affrontare anche il nodo bonifiche. I mitilicoltori stanno pensando di organizzarsi per raggiungere il capoluogo e far sentire la loro presenza. Intanto, stamattina si è riunito il tavolo della Camera di Commercio.

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