17 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Settembre 2021 alle 19:50:29

Cronaca

Mons. Santoro: l’Ilva non basta più

Il messaggio dell’Arcivescovo per la Quaresima


Ricco di spunti di riflessioni il messaggio dell’Arcivescovo Filippo Santoro per la Quaresima. «Invito e sostengo tutte le comunità parrocchiali, i movimenti e le associazioni a fare esperienza di carità, ricevuta e ridonata, in ogni ambito. Ancora una volta sprono le realtà confraternali a diffondere la bellezza dei riti che parlano dell’amore di Dio», afferma l’arcivescovo.

«Sono contento – prosegue –  di vedere nella nostra diocesi i cantieri aperti della solidarietà. Continuano alacremente i lavori di Palazzo Santacroce per l’accoglienza dei senza fissa dimora, luogo attrezzato per le emergenze della carità, per il sollievo dei poveri e  per una nuova mensa. Spero, non senza il vostro indispensabile aiuto, di poter inaugurare questa struttura entro la fine dell’anno giubilare. Come pure stiamo preparando il Monastero delle Carmelitane per accogliere le famiglie dei migranti. Ancora una volta vi invito, nel tempo propizio per eccellenza, a frequentare la Porta Santa, aperta nel Duomo di Taranto vecchia che rimane un luogo simbolo della tarantinità, bella e ferita, segnata dalla grandezza della storia e deturpata dal degrado morale e urbano. Lì dove simbolicamente abbiamo aperto il varco della salvezza, pretendiamo un riscatto per la città che da troppo tempo sembra implodere in ogni sua compagine. Sebbene siano visibili le azioni di tanta gente impegnata per il bene comune e per la cultura».

«Aldilà di qualsiasi analisi sociale – prosegue mons. Santoro – che non compete a me vi invito a non rassegnarvi, ma conquistiamo la bellezza alla quale abbiamo diritto. So bene che tutti i capitoli legati alle annose e gravi questioni della salute, dell’ambiente e del lavoro, sono praticamente aperti e le tante parole di questi anni potrebbero sembrare risuonare nel vento, ma la nostra speranza è guardare all’Amore di Dio che ci muove e non ci fa rassegnare. La Quaresima sia anche un tempo in cui riconosciamo le nostre responsabilità: difendiamo la giustizia e pratichiamo la legalità. Amiamo la nostra terra chiedendo insistentemente che l’aria, il suolo ed il mare non continuino ad essere inquinati. Dato sempre allarmante è quello disoccupazione, particolarmente quella giovanile che, nella nostra provincia, dai 14 ai 24 anni arriva al 54,5%; molti giovani continuano a lasciare la nostra terra o rimanendo qui si rassegnano a sopravvivere.

È mortificante il divario tra Nord e Sud, la cui forbice cresce. Desideriamo una “strategia specifica” del Governo per il Sud che gioverebbe a tutto il paese e ci metterebbe in rete virtuosa con il Mediterraneo, non appena con l’industria, ma con le nostre eccellenze (porto, aeroporto, cultura, agricoltura, ecc…), per ridare speranza e respiro al mondo dell’impresa e avere i giovani come protagonisti. Tornando alla nostra Città Vecchia, nell’immediato, sarebbe molto utile che, dopo aver istallato il monumento al Carabiniere, ora si accelerasse la presenza della Caserma dei Carabinieri nel Palazzo Fornari». 

«Una rinascita morale di responsabilità – conclude l’arcivescovo – ci fa superare l’individualismo e ci spalanca l’obiettivo di trasformare l’emergenza in risorsa.  Non possiamo attenderci tutto dalla presenza di potenze economiche forti che in passato hanno segnato la storia sociale di Taranto; è l’ora della responsabilità comune provocata dalle difficoltà in cui viviamo.  Vorrei dare, alle persone che vengono quotidianamente a trovarmi, di più del pagamento delle bolletta o del fitto arretrato della casa o delle medicine per i bambini. L’assistenzialismo, che pur ora è necessario, non può essere l’unico intervento di aiuto. Occorre però notare anche segni positivi. Vedo, infatti, giovani e adulti che, pur tra mille difficoltà, dimostrano un gusto nuovo nell’affrontare la giornata imparando il mestiere, cercando di superare le difficoltà con l’ingegno e sviluppando anche nuovi progetti e iniziative. La Quaresima è anche questo; il Giubileo della misericordia è il riscatto della nostra persona e della nostra terra. Possiamo cambiare noi stessi e le cose nell’esperienza di un grande amore che diventa comunione e solidarietà».

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