04 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 04 Dicembre 2021 alle 08:41:00

Cronaca

L’hotspot non convince

Centro di identificazione migranti, i dubbi dei sindacati


“Poiché sappiamo che è imminente, vi informiamo che i responsabili del Viminale hanno pensato bene di far sorgere nell’area portuale di Taranto un hub di identificazione per i profughi. Questi, una volta schedati e valutate le richieste di asilo politico, verranno avviati verso la loro destinazione definitiva. Per fare tutto questo occorrerà impiegare del personale delle forze di polizia, poiché qualcuno dovrà pur provvedere alla vigilanza e all’identificazione di  queste persone sfortunate, durante le prime concitate e difficili fasi della loro accoglienza in suolo italiano. Chi pagherà ancora il prezzo elevato di queste scelte frettolose e poco ponderate del nostro Esecutivo?”.

E’ quanto si legge in una nota del sindacato di polizia Federazione CONSAP-ADP. “La Città dei due Mari vive già da tempo altre situazioni difficili, che hanno generato sul territorio un contesto aspro, per il quale la Polizia di Stato e le altre Forze dell’Ordine sono alle prese con una quotidianità da perenne emergenza. Tamponare delle nuove significherebbe per gli operatori della sicurezza, solo numericamente inadeguati, trascurarne necessariamente altre, a scapito della già complessa realtà territoriale.

Non siamo tanto edotti in merito alla tempistica, alle caratteristiche della struttura e a quali criteri essa debba rispondere, l’unica certezza in nostro possesso è che saremo chiamati a compiere un ulteriore sforzo e risponderemo, come già abbiamo fatto in tante altre situazioni, confidando sulla dedizione e sull’esperienza di tanti colleghi. Donne e uomini che, giova far sapere agli addetti ai lavori e all’opinione pubblica,  sovente si ritrovano ad operare in questi contesti emergenziali, poiché Taranto ha già accolto oltre 15.000 profughi durante l’operazione Mare Nostrum. A nostro parere, c’è una visione strategica della problematica limitata, poiché i fenomeni relativi all’immigrazione e alla sicurezza interna sono legati tra di loro. In diverse occasioni siamo già intervenuti ed abbiamo affermato che il risultato dei tagli lineari alle Forze dell’Ordine sarebbe stato sicuramente quello di avere un paese in cui la sicurezza dei cittadini non  poteva essere garantita, considerato il trattamento che il Governo riserva ai tutori della legge e dell’ordine pubblico.

Occorre ripartire da una maggiore e migliore assegnazione di risorse al comparto sicurezza, che garantisca un efficiente servizio di base al cittadino. Lo ribadiamo anche in questa sede, tagliare le disponibilità a questo settore si è rivelata un’autentica follia, mentre le tensioni sociali sono in decisa crescita, per non parlare del rischio legato al terrorismo internazionale, in particolare quello di matrice islamica. 

Come federazione sindacale del personale della Polizia di Stato, quindi come forza propositiva per la città e l’intera provincia, ci permettiamo di valutare che se da un lato i salvataggi e la prima accoglienza hanno funzionato discretamente, non possiamo affermare altrettanto per quanto riguarda la seconda accoglienza e l’integrazione. Una volta tratti in salvo e immessi sul territorio, spesso i rifugiati sono lasciati a se stessi, infatti, scarseggiano i progetti di mirati all’avviamento al lavoro e all’integrazione nella società locale. Molti di questi migranti hanno un futuro basato sull’incertezza e sulla dipendenza assistenziale. Un paese democratico e civile come il nostro può fare di più per queste persone e per la sicurezza dei propri cittadini”.

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