18 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Maggio 2021 alle 08:41:07

Cronaca

La rivolta degli ambulanti

Confcommercio: Stato di agitazione ai Tamburi. Anva: Riaprite il mercato di Lama


«Il mercato di Lama non può più restare chiuso». E’ quanto chiede Anva Confesercenti che lancia un appello all’Ammininistrazione comunale affinchè riapra l’area mercatale che l’anno scorso è stata interessata da un provvedimento di chiusura.

In una lettera, il presidente dell’associazione di categoria degli ambulanti, Mario Pulpo, scrive: «La chiusura del mercato settimanale di Lama ha rappresentato per gli operatori che ci lavorano la perdita di un posto di lavoro in un periodo di forte crisi economica, nell’ambito della quale, il verificarsi di un tale stato di fatto ha determinato per gli stesi commercianti l’incentivo ad una situazione di pregiudizio economico già di sè sufficientemente gravosa e di difficile soluzione. La sospensione del mercato ha determinato il verificarsi di una situazione di disagio per la stessa utenza, privata di un servizio commerciale e sociale. La perdita di un posto di lavoro per gli operatori del commercio su aree pubbliche, in modo particolare per i commercianti che operavano presso il mercato settimanale di Lama, da circa un anno, ha rappresentato per gli stessi la perdita di introiti economici che avrebbero sicuramente contribuito a far fronte alle impellenze tassative che giornalmente gravano su ciascun operatore nell’ambito della propria attività commerciale».

Dall’Anva precisano anche che «sicuramente l’arteria stradale che ospitava tale mercato non rispettava pienamente i requisiti richiesti per lo svolgimento di un mercato, basti pensare al fato che quella strada rimaneva aperta al traffico anche nelle ore di svolgimento dell’esposizione». Da segnalare anche «la totale assenza di servizi igienici idonei a servire le esigenze dell’utenza. Tutavia, al momento della chiusura del mercato, nessuna alternativa è stata proposta dall’Amministrazione comunale per garantire continuità anche temporanea. Una situazione che, ad oggi, è rimasta invariata».

L’Anva, quindi, chiede al Comune «una sistemazione temporanea degli operatori. Tale opportunità gioverebbe non solo all’utenza, che ogni lunedì tornerebbe a fare acquisti a Lama, ma anche agli operatori che potrebbero riavere un posto di lavoro». Ambulanti sul piede di guerra. Nei giorni scorsi, infatti, l’intervento di Confcommercio riguardante l’area mercatale dei Tamburi.

«Era un mercato modello quello di via Archimede. Facilmente raggiungibile, spazi ampi, servizi, parcheggi ed un buon livello di sicurezza: l’area mercatale era stata pensata e realizzata secondo quelle regole e criteri che fanno la differenza tra un’area accomodata alla meglio ed un’area attrezzata. Il sottosuolo però era attraversato dalle condotte del’Ilva, la causa – come è noto – del cedimento dell’asfalto che causò nel 2012 l’apertura della voragine. L’area mercatale fu recintata e i 290 operatori del mercato di merci varie del sabato dovettero trasferirsi sui bordi esterni del mercato, adattandosi a una sistemazione provvisoria; questo fu il primo colpo per il mercato. Poi vennero i lavori di bonifica, era maggio del 2015. I lavori dovevano durare cinque mesi, nel frattempo gli operatori dovevano traslocare al mercato Orsini, nei pressi della zona più comunemente conosciuta delle ‘case parcheggio’, adattandosi ad una convivenza forzata con i 250 operatori del mercato alimentare giornaliero che faceva scintille.

Sono passati nove mesi, le bonifiche sono ferme, e ne si sa quando e come riprenderanno; gli operatori del mercato del sabato – quelli che non sono andati via- si arrangiano come possono, in una convivenza, avvolte difficile e tutt’altro che serena, che mette assieme bancarelle di alimentari e di generi vari e che toglie qualità ad un mercato che era un fiore all’occhiello del commercio provinciale su aree mercatali. Ecco come si ammazza un pezzo di economia – concludono da Confcommercio – forse un piccolo pezzo, ma che comunque dava lavoro ad almeno 600 persone. Gli operatori dichiarano lo stato di agitazione e chiedono l’intervento del Prefetto di Taranto».

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