15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 13:32:53

Cronaca

Cozze e veleni. Faccia a faccia col sindaco


TARANTO – In mano le carte, quei documenti con i risultati delle analisi condotte sul primo seno di mar Piccolo il 21 maggio e che condannano le cozze: i valori di inquinanti sono oltre il limite consentito e resta il veto sulla vendita del prodotto. Nuova giornata di pellegrinaggi per i mitilicoltori tarantini. Le tappe sono le stesse: prima l’ospedale Testa, poi piazza Castello. E sul caso scoppia anche la polemica politica, con il consigliere regionale Chiarelli che accusa Stefàno. Stamattina sono in tanti a presidiare piazza Castello quando arriva il sindaco. Sono momenti concitati per chi attende di avere “chiarimenti” e di ricevere notizie sul futuro del proprio mestiere messo in discussione da quando, la scorsa estate, scoppiò il caso delle cozze al “veleno”.

“Nelle analisi ci sono diciture che non capiamo. Perchè abbiamo consegnato novellame e invece si parla di cozze adulte?” Si chiede D’Ippolito. I primi documenti che arrivano sono incompleti, mancano le coordinate. Ma quel che conta è che confermano i livelli alti di diossine e pcb: vuol dire che, come gran parte della produzione del 2011, con molta probabilità anche queste cozze cresciute nel primo seno finiranno nell’inceneritore. E ad andare in fumo saranno anche mesi di lavoro e di vana attesa per il famoso trasferimento in mar Grande. Fino ad aprile le cozze, costantemente monitorate, sono risultate “conformi”. Ma oggi la richiesta dei mitilicoltori è anche un’altra: “Il tavolo tecnico convocato per venerdì deve essere spostato a Taranto. Perchè dovremmo essere noi ad andare a Bari quando il problema ce l’abbiamo qui?”. Una richiesta che verrà girata al prefetto. Proprio sotto palazzo del Governo si dovrebbe tenere domani un presidio. Il consigliere regionale del Pdl, Gianfranco Chiarelli, intanto, stigmatizza il comportamento di Stefàno: “in questi giorni i produttori hanno atteso di poter parlare con il sindaco, e, nonostante l’istituto zooprofilattico di Teramo abbia inviato i dati relativi alle ultime analisi effettuate, giorno 1 giugno, fino a ieri i dati non sono ancora stati ufficializzati. Sia il sindaco sia il governo regionale, che in un anno non hanno prodotto alcun risultato concreto in direzione della risoluzione del problema, sono oggi in grandi difficoltà nel dover affrontare una questione che vede a serio rischio la sopravvivenza di ben 600 famiglie. E’ bene a questo punto che, al di là delle decisioni che si andranno ad assumere in sede di tavolo tecnico (che sarebbe buona cosa riunire a Taranto con la presenza degli operatori del settore) occorre un’azione politica decisa che punti soprattutto a individuare le risorse necessarie per provvedere alle bonifiche e al finanziamento del trasferimento, temporaneo, in Mar Grande, delle produzioni, nonché al pieno risarcimento dei danni subiti dai mitilicoltori. E’ il caso che della questione sia investito il consiglio regionale”.

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