18 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 15:55:45

Cronaca

Emergenza al San Brunone, «Si prega di non morire»

Società di mutuo soccorso sul piede di guerra


«Il vivo sostiene il morto». Un meccanismo che resiste all’incedere del tempo regolando l’attività delle società di mutuo soccorso.

Varcando la soglia della sede di via Cavour de “I Figli del Mare” sembra di tornare indietro nel tempo. L’innovazione tecnologica fatta di smartphone supersottili, e portatili ultraleggeri non hanno intaccato l’ingranaggio che continua a girare da 140 anni. Era il 1877 quando questa società di mutuo soccorso aprì i battenti. In quegli anni mai nessuno avrebbe pensato di dover fare i conti con i problemi di… spazio. Una situazione, quella che coinvolge pressoché tutte le società di mutuo soccorso (in totale circa una trentina), che rischia di implodere con il passare dei mesi.

«Il cimitero San Brunone, sostanzialmente, è diviso in tre aree: una riservata alla società di mutuo soccorso, una alle confraternite e l’altra è occupata dai privati – spiega Pasquale Galizia, presidente dei “I Figli del Mare”. Noi abbiamo tre cappelle sociali con circa 1.200 loculi. Negli anni 90, alla luce delle promesse fatte dal Comune, “I Figli del Mare” hanno commesso dei gravi errori: sono aumentati in maniera esponenziale i soci senza però avere la necessaria copertura di loculi al cimitero. Le promesse parlavano di nuove costruzioni e quindi centinaia di loculi a disposizione, ma nulla. Alla fine questa società si ritrovò con 3.100 soci e circa 1.200 posti a disposizione. Ovviamente, fare soci significava fare soldi che venivano utilizzati anche per buoni natalizi, manifestazioni e iniziative di promozione. Nel frattempo la gente invecchiava e moriva. Per raddrizzare la rotta ci sono voluti almeno dieci anni. Ora abbiamo 2.207 soci perché, non appena abbiamo avuto la possibilità, abbiamo messo mano alla banca dati e depennato chi non pagava e contattato chi, alla fine, ha scelto di rinunciare».

Nonostante tutto, i problemi, quelli di “spazio”, restano. «Allo stato attuale abbiamo soltanto due posti disponibili. Significa che, se ci saranno altri decessi tra i nostri iscritti, dovremo chiedere che le salme siano collocate, a nostre spese, all’interno delle celle frigorifere del cimitero San Brunone. Non si tratta di una disponibilità illimitata visto che i posti all’interno delle celle sono soltanto 16. Per questo abbiamo vissuto un periodo di autentica emergenza quando quelle celle hanno ospitato le salme di diversi immigrati morti mentre cercavano di raggiungere la terraferma. Nella nostra società di sono circa 500 soci che hanno più di 80 anni – sottolinea Galizia. Questo la dice lunga sul clima di continua emergenza che viviamo da anni nonostante i ripetuti appelli lanciati all’indirizzo del Comune».

Qualche anno fa, infatti, proprio I Figli del Mare sono stati gli ideatori di una singolare iniziativa. «Abbiamo creato e affisso per la città un manifesto che riportava la frase “Si prega di non morire”. Speravamo di smuovere le coscienze ma ci sbagliavamo. Abbiamo incontrato il sindaco Stefàno ed il prefetto ma non è cambiato nulla. Dal Comune non abbiamo ricevuto alcuna risposta neanche quando abbiamo fornito precisi suggerimenti su come risolvere l’emergenza, ad esempio individuando tombe fatiscenti e assegnandole alle società di mutuo soccorso. Due anni fa ci siamo resi disponibili a ristrutturare a nostre spese i manufatti prendendo in carico le salme ma, come detto, dall’Amministrazione comunale nessuna risposta.

Gli unici a venire in nostro soccorso – rivela il presidente – sono stati i responsabili della Curia che ci hanno dato la disponibilità di dieci posti nella cappella San Nicola da Tolentino. Al momento non ne abbiamo avuto bisogno ma, in caso di emergenza, saremo costretti a far sostare le salme dei nostri soci in quei loculi».

Nel frattempo continua l’impasse al cimitero di Talsano. «Ci è stata assegnata una piattaforma sulla quale edificare una cappella da 700 loculi ma tutto è rimasto imbrigliato tra burocrazia e problematiche di natura giudiziaria».

Un socio di 60 anni che si iscrive a “I Figli del Mare” versa una quota di circa 3.200 euro e paga un canone fisso annuale di circa 60 euro. E, per assurdo, rischia di restare senza… posto. 

«Se non ci fosse disponibilità di loculi e le celle frigorifere fossero piene sarei costretto ad invitare i parenti a riflettere sull’ipotesi della cremazione. In caso di risposta negativa offrirei un contributo, a spese della società, per acquistare un posto privato. Diversamente non si può fare. Sia chiaro, la salma si deve sistemare e un modo si trova ma siamo stanchi di dover rincorrere le emergenze quando basterebbe che il Comune ci assegnasse le cappelle fatiscenti».

«Quest’anno – conclude Galizia, volgendo lo sguardo al cielo – devo fare 54 estumulazioni. Devo solo sperare che non ci siano più di 54 decessi tra i nostri soci».

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