Cronaca

Mazzata da Bari: “Distruggete le cozze”


TARANTO – “L’anno scorso eravamo feriti. Stavolta siamo morti. Siamo qui, aspettiamo che ci venga comunicata la nostra condanna”. C’è più amarezza che rabbia nelle parole di Luciano Carriero, stamattina in piazza Castello insieme ad un folto gruppo di mitilicoltori del primo seno di mar Piccolo. A Bari si sta svolgendo il tavolo tecnico dopo che le ultime analisi (quelle sui prelievi fatti il 21 maggio) hanno capovolto la situazione registrata fino ad aprile, facendo riscontrare nelle cozze allevate nel primo seno di mar Piccolo (già bloccate da un’ordinanza della Asl) valori di pcb e diossine superiori al limite consentito.

Loro, i pescatori tarantini, invece sono tornati sotto palazzo di città, intenzionati, come spiega Egidio D’Ippolito, ad aspettare il rientro del sindaco (a Bari in qualità di uditore della riunione che vede protagonisti gli esperti di Arpa, Asl, Cnr, istituto zooprofilattico di Foggia e Università). “Quello di cui forse non ci si rende conto è che a Taranto si vive una situazione paragonabile a quella de L’Aquila, o dell’Emilia” continua nel suo sfogo Carriero. “Siamo terremotati anche noi, perché perdendo il nostro lavoro perdiamo tutto, non abbiamo più nulla. Anche questo è un terremoto”. Il tono si fa più forte, quando Carriero parla di cosa è successo, o meglio non è successo, da un anno a questa parte. “Non è stato fatto nulla, siamo stati abbandonati. La verità è questa. Ma non possiamo accettare di finire sul lastrico senza che vengano individuate le responsabilità. C’è qualcuno che ha inquinato il mare, certo non siamo stati noi, e chi lo ha fatto deve pagare i danni inflitti a tutta la comunità. E poi non si doveva arrivare a rendere invendibile anche la produzione di quest’anno. Noi l’avevamo detto, non si doveva perdere tempo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il suo collega, D’Ippolito: “Siamo qui ad aspettare una condanna. Se i dati sono quelli cos’altro ci possiamo aspettare? Certo non capiamo perchè non hanno tolto il divieto alla vendita ad aprile, quando le cozze erano buone”. A cento chilometri di distanza, nelle stanze della Regione, la riunione. E la “condanna” attesa arriva intorno all’una. “Purtroppo i mitili maturi dovranno essere distrutti – ha spiegato il sindaco Stefàno. Fortunatamente sono meno di quelli inceneriti l’anno scorso. Ora bisogna affrontare il problema senza temporeggiare. Oggi stesso scriverò a Regione e Governo per chiedere modalità e fondi per effettuare le bonifiche. Ci dovranno dire se si procederà per mezzo di dragaggi o incapsulamento. Il novellame potrà essere salvato ma i trasferimenti dovranno essere effettuati entro il 28 febbraio. Per questo il Centro Ittico ha riaperto i termini per presentare la domanda per il trasferimento nei nuovi spazi”. Per il novellame la speranza è cioè nel trasferimento in mar Grande, mentre le cozze adulte verranno incenerite. E questa volta si farà in fretta: le operazioni dovrebbero essere concluse nel giro di un mese.

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