19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Cronaca

Migranti, gli hotspot della discordia

Le prime 200 espulsioni mostrano le falle di uno strumento discutibile


Nei giorni scorsi centinaia di migranti sbarcati a Taranto sono stati accolti nell’hotspot di recente allestimento, identificati e registrati, secondo procedure stabilite per legge. Per alcuni di loro è stato firmato, dal questore Stanislao Schimera, un provvedimento di espulsione.

Sono per lo più cittadini marocchini o comunque nordafricani, che non avrebbero diritto all’accoglienza, perchè non provengono da paesi in guerra. Ma cosa accade a queste persone nel momento in cui viene comunicato loro che devono lasciare il Paese nel quale sono da poche ore approdate, per raggiungere il quale, in molti casi, hanno faticosamente sborsato cifre vertiginose ai trafficanti della disperazione? Venerdì scorso e anche nelle ore successive, compresa questa mattina, i migranti espulsi si sono ammassati a decine, nel piazzale della stazione ferroviaria o hanno vagato per le vie della città senza meta alcuna, nè assistenza, in parecchi casi senza denaro e sprovvisti di documenti.

Per diversi di loro le cose sono andate meglio, perchè sono stati ospitati al Palaricciardi, al rione Salinella, hanno avuto quindi un posto dove dormire e un pasto caldo, a spese del Comune. Il responsabile del discusso hotspot di Taranto, il comandante della Polizia Municipale Michele Matichecchia assicura che il punto di identificazione e registrazione dei cittadini stranieri funziona perfettamente. Diecimila metri quadri di superficie dove Polizia di Stato, Polizia Municipale, volontari e Croce Rossa fanno del loro meglio per rispettare le prescrizioni europee, in fatto di immigrazione. Disposizioni deboli, come nel caso degli hotspot. Questo sistema prevede che i migranti siano gestiti entro 72 ore.

I destinatari del provvedimento di espulsione non vengono peròaccompagnati o assistiti, nel loro viaggio di “ritorno a casa”, perchè la legge non lo contempla. Nella maggior parte dei casi cercano di raccogliere il denaro necessario per raggiungere località del nord Italia o Europa. Secondo la Polfer, molte delle persone espulse da Taranto avrebbero già lasciato la città alla volta di Milano, Roma o altre località più appetibili. Chi non ha i soldi per partire resta in un limbo inaccettabile dal punto di vista umano. Nel pomeriggio l’Arci di Taranto, le associazioni “Tempo di cambiare” e “Babele”, quest’ultima rappresentata da Enzo Pilò e l’onorevole Donatella Duranti, di Sinistra Italiana, incontreranno il prefetto Umberto Guidato, per affrontare i nodi che il sistema degli hotspot pone. 

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