25 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Cronaca

L’auto blu? 200mila euro all’anno

Le voci del dissesto e i conflitti di interessi di chi doveva vigilare


TARANTO – C’è una domanda che striscia sulle carte che documentano il dissesto delle Ferrovie Sud Est: come è stato possibile accumulare oltre 300 milioni di debiti, gestire in modo plenipotenziario una società di proprietà del Ministero dei Trasporti, elargire incarichi e consulenze con criteri di dubbia trasparenza, senza che nulla trapelasse prima dell’autunno scorso?
Ci sarà molto da analizzare su connivenze e omertà che hanno eventualmente caratterizzato la ventennale gestione  dell’ex amministratore unico Luigi Fiorillo. Intanto, i commissari nella loro relazione (consegnata alla Procura della Repubblica) provano a dare qualche risposta.
L’organismo di vigilanza, innanzitutto. Dov’era e su cosa vigilava?
Dell’organismo hanno fatto parte, almeno tra il 2013 e il 2015, gli avvocati Angelo Schiano e Pino Laurenzi.  I due però – scrivono i commissari Viero, Mariani e Mautone – «erano destinatari di importanti incarichi di consulenza e assistenza legale». In pratica erano nel doppio ruolo di controllori e controllati.Conflitto di interessi, insomma. Difficile immaginare che si possa vigilare con imparzialità su un’amministrazione che  per altro verso attribuisce incarichi a chi deve vigilare.
Le originalità non si fermano qui. Spulciando le 103 pagine della relazione dei commissari balza all’occhio il caso di un dirigente distaccato a tempo pieno a Roma presso il Ministero: ma lo stipendio per 17 anni glielo ha pagato la Sud Est e non il ministero. Poi, a seguito di vicende giudiziarie che hanno colpito quel dirigente, il ministero non ha più inteso avvalersi del distacco. Così dopo 17 anni quel dirigente si è ripresentato in Fse «chiedendo di essere reinserito nella propria posizione, di cui non solo non vi era più traccia documentale, ma neppure memoria d’uomo».
Singolare anche la vicenda del direttore del personale, che «per motivi di salute svolgeva la propria attività da Roma». Dapprima in un ufficio preso in affitto da Fse, poi dalla sua abitazione privata, «dove l’azienda aveva trasferito mobilio, computer, fax e sistema  di videoconferenza». Il suo stipendio era di 220 mila euro all’anno a cui andava aggiunta una indennità di trasferta ogni volta che tornava a Bari di 98 euro all’ora. «Sembra quasi – osservano i commissari – configurarsi il paradosso di una trasferta all’incontrario: non per recarsi fuori dall’azienda, ma in azienda». Le trasferte avvenivano in treno? No, men che mai con i mezzi della Sud Est. Il direttore e lo stesso amministratore unico viaggiavano ovviamente in auto blu. Costo dell’autista, tra stipendio, trasferta, alloggio e auto: 200 mila euro all’anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche