31 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 31 Luglio 2021 alle 13:54:00

Cronaca

Corse lente ma stipendi a tutta velocità

Ferrovie Sud Est: le cifre del dissesto


La puntualità non è mai stato il punto forte dei treni e dei bus delle Ferrovie Sud Est.

Tanto per capirci, nel 2015 l’indice di puntualità sulla linea ferroviaria Bari-Taranto ha toccato appena il 75% e, nella media generale, l’indice su tutta la rete nel 2015 ha perso 7 punti rispetto al 2014.

Non c’è da meravigliarsi se si guardano le condizioni del parco mezzi in dotazione. La mappa tracciata dai commissari subentrati al plenipotenziario amministratore unico Luigi Fiorillo è emblematica. Ci sono 27 treni automotori Pesa Atr 220 entrati nella disponibilità di Fse tra il 2007 e il 2010. Di questi all’inizio del 2016 «solamente otto erano in totale efficienza, sei funzionavano in maniera non ottimale e i restanti tredici erano fermi per problemi più o meno gravi». Poi ci sono 25 carrozze Gredelj ex Db, delle quali però solo tre in circolazione.

Dei famigerati tre automotori Stadler (ne abbiamo parlato nell’edizione di ieri, ndr), due non sono mai entrati in servizio, l’altro ha marciato per pochi chilometri prima di essere sconsolatamente riportato ai… box. Infine, la dotazione comprende 52 tra locomotori, automotrici e carrozze la cui costruzione risale al 1959 per le Breda e al 1980 per le Fiat. Veicoli che i commissari definiscono dalla «efficienza spesso inadeguata». Va meglio la puntualità dei bus, con indice superiore al 95%, ma resta l’inefficienza complessiva del parco vetture: dei 325 veicoli disponibili ad inizio 2016 «oltre il 25% era fermo per manutenzione». Eppure i soldi alle Fse venivano spesi. Soprattutto per pagare stipendi e consulenze.

Un aspetto, questo, che riveste parte fondamentale della relazione che il commissario Andrea Viero e i sub commissari Domenico Mariani e Angelo Mautone hanno consegnato proprio ieri alla Procura della Repubblica di Bari. Ben sei pagine della relazione sono dedicate ai compensi di Fiorillo, l’avvocato tarantino che dal 1993 ha regnato alle Ferrovie Sud Est. Il suo compenso come amministratore era di 48mila euro lordi, più 250 euro come gettone di presenza per le riunioni degli organi sociali. Fin qui, nulla di strano. Solo che in tasca a Fiorillo finivano soldi sotto le voci più disparate: 7,161 milioni di euro tra il 2004 e il 2007 sotto forma di contratto di collaborazione coordinata e continuativa.

Ma la generosità di Fse nei confronti di Fiorillo non si fermava qui, perché oltre a paercepire il compenso da amministratore e quella per collaboratore, Fiorillo intascava fior di euro grazie ad incarichi come assistente al responsabile di procedimento. Il meccanismo ricostruito dai commissari era il seguente: Fiorillo, in quanto amministratore unico di Fse, attribuiva l’incarico di responsabile procedimento al direttore progettazione investimenti e quest’ultimo poi nominava come suo assistente lo stesso amministratore unico, cioè Fiorillo. Che in questo modo, dal 2008 al 2015, ha potuto incamerare quasi 5 milioni di euro (4,914, per la precisione). «Palese conflitto di interessi», lo definiscono i commissari.

Tutto qui? Niente affatto, perché Fiorillo arrotondava con i compensi percepiti da Trenitalia come dirigente distaccato al servizio di Fse: poco più di un milioncino: 1..098.794,00 euro dal 2007 al 2014. Per farla breve, grazie a tutte queste entrate e solo per quanto i commissari sono riusciti a ricostruire, Fiorillo si è portato a casa negli ultimi dieci anni la bellezza di 13 milioni e 750 mila euro. Senza contare le entrate percepite nei dieci anni precedenti. Chapeau.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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