Cronaca

Ricorsi tributari pilotati, resta in cella il giudice tarantino

Il magistrato era in servizio a Napoli. E' stato arrestato insieme ad altre 12 persone

Avvocati in aula
Avvocati in aula

ROMA – Ricorsi tributari pilotati: il giudice tarantino rimane dentro.

Secondo il tribunale del Riesame il 62enne Onofrio D’Onghia Di Paola sarebbe stato l’elemento di spicco del gruppo composto da magistrati tributari, avvocati, commercialisti. D’Onghia sarebbe uno dei promotori di quello che gli inquirenti considerano un patto d’acciaio a suon di tangenti, con lo scopo di pilotare ricorsi a sei zeri. Il giudice Onofrio D’Onghia Di Paola che si è autosospeso dalle funzioni e dallo stipendio, è tra i tredici arrestati a Roma, dalla Guardia di Finanza, con l’accusa di far parte di un gruppo in grado di pilotare ricorsi tributari e ottenere così sgravi fiscali.

Il giudice, che è originario di Mottola, e che era in servizio a Napoli, è stato arrestato insieme ad altri due giudici, a un avvocato, a due commercialisti, a due ex dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Roma e a un funzionario dell’Erario. Secondo l’accusa il gruppo dietro un lauto compenso, avrebbe garantito ai contribuenti colpiti dagli accertamenti del fisco di uscire vittoriosi nei ricorsi presentati innanzi alle commissioni tributarie o di ottenere consistenti sgravi di imposte dagli uffici finanziari.

Le indagini, coordinate da un pool di magistrati della Procura di Roma ipotizzano nei loro confronti le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla concussione e corruzione anche in atti giudiziari. Dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza è emerso che iI giudice tributario di origini tarantine oltre ad essere particolarmente esoso si sarebbe fatto scrivere le sentenze di accoglimento dei ricorsi a lui affidati dagli stessi avvocati proponenti.

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