21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 18:53:00

Cronaca

La politica dei due forni dei Verdi

Da Taranto a Roma, le scelte degli ambientalisti


«In nome del popolo inquinato e ammalato, ingiustizia è fatta».

Così tuonava Angelo Bonelli, leader dei Verdi, subito dopo l’approvazione della legge sulle imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo dell’area di Taranto. La legge che l’arcipelago ambientalista tarantino non esitò a bollare come l’ennesima manfrina per tenere in vita l’azienda siderurgica a scapito della salute dei tarantini. Era il 3 marzo del 2015.

E quel decreto convertito in legge portava la fi rma di Matteo Renzi e dei ministri Dario Franceschini, Gianluca Galletti, Federica Guidi (ora dimessasi per lo scandalo Tempa Rossa). Non immaginavano, Bonelli e i Verdi, che di lì a un anno proprio i Verdi avrebbero fi nito per appoggiare il candidato sindaco di Roma Roberto Giachetti, uomo considerato vicino a Matteo Renzi e, soprattutto, uno dei 284 deputati che quel fatidico 3 marzo, giorno della conversione in legge del decreto “Salva Ilva”, alzarono la manina per dare il via libera a quella legge.

Non lo immaginavano neanche Annalisa Montanaro e Vincenzo Fornaro, co-portavoci dei Verdi di Taranto, che il loro partito avrebbe finito per allearsi, nella Capitale, con il Pd. Non lo immaginavano certo quando dichiararono (31 ottobre 2015): «I tarantini sono condannati dal Pd a subire il disastro economico e ambientale senza che venga presa in esame alcuna proposta alternativa». Forse non lo immaginavano neanche un mese fa, quando misero all’indice due Verdi di Statte, colpevoli di appoggiare – anche loro – il candidato sindaco del Pd. Sono incidenti di percorso che possono capitare quando si esercita la politica dei due forni: a Taranto contro il partito ritenuto referente degli inquinatori; a Roma alleati con quello stesso partito a sostegno di chi ha votato la legge considerata salvainquinatori. Ah, dimenticavamo: sapete chi è il capolista dei Verdi a Roma? Giobbe Covatta, tarantino di nascita e napoletano di adozione. Sapete cosa dichiarò dopo la sua elezione a portavoce nazionale, subentrando proprio a Bonelli?

«Le acciaierie vanno chiuse. A Taranto come a Terni». Da bravo comico forse oggi si aspetterebbe una risata. Lo accontentiamo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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