Cronaca

Hotspot, arrivano i primi migranti ed è già caos. Vigila l’esercito. Le foto

Nella notte sono arrivati 400 ospiti, ma c’è posto solo per 300


Un debutto non facile, per l’hotspot migranti di Taranto, l’unico previsto per l’Italia peninsulare (gli altri sono solo in Sicilia).

Nella tarda serata di ieri e durante la notte, a bordo di otto bus provenienti da Reggio Calabria, quasi quattrocenti migranti recuperati nelle ultime ore dalla Marina Militare nel Canale di Sicilia sono approdati nel centro di identifi cazione nel molo polisettoriale. Un ex parcheggio di circa diecimila metri quadrati in cui avverranno le operazioni di identifi cazione, a cura della Polizia, e smistamento.

A garantire la sicurezza i militari dell’Esercito. La struttura però può contenere un massimo di trecento persone, e l’arrivo in sovrannumero ha causato qualche disagio. La norma prevede che restino nel centro fi no a 72 ore per poi essere trasferiti in altre località. Altri migranti tratti in salvo da nave Aviere da Reggio Calabria sono stati smistati con i bus in altri centri di accoglienza di varie regioni. Nel nuovo hotspot sono state realizzate aree di accoglienza, alloggi, mensa, uffi ci e locali medico sanitari. Un primo modulo e’ composto da una decina di prefabbricati.

Alle spalle della tensostruttura ci sono le tende blu che fungono da dormitori. Alla Prefettura spetta il coordinamento con il sostegno di Comune di Taranto Protezione Civile, Asl, 118 e Croce Rossa. Proprio Nave Aviere avrebbe dovuto approdare a Taranto, ma le difficili condizioni meteo l’hanno ‘dirottata’ a Reggio, dove sono sbarcati 591 migranti, di cui uno deceduto, 361 uomini, 79 donne e 151 minori, provenienti da Nigeria, Costa d’Avorio, Guinea e Camerun. Come detto, l’arrivo a Taranto di più immigrati di quanto previsto nell’hotspot ha causato i primi problemi. A scagliarsi contro l’apertura del cosiddetto ‘hotspot’ erano stati, nei giorni scorsi, tanto associazioni e comitato pro-migranti quanto chi teme che una struttura del genere fi nisca per trasformare Taranto in una “nuova Lampedusa”, con tutto quello che può comportare in un contesto già più che problematico, come quello tarantino.

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