21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

Cronaca

Omicidio Denaro, le richieste del Pm: un ergastolo e due condanne a 30 anni di carcere

Durissima la requisitoria del Pubblico ministero


Omicidio Denaro: durante la sua requisitoria il pm, dott.ssa Daniela Putignano, ha chiesto la condanna all’ergastolo per Benito Potenza e trent’anni di reclusione per suo fratello Cosimo e per Francesco Longobardi.

Nell’udienza di ieri del processo con il rito abbreviato i difensori dei tre, gli avvocati Salvatore Maggio, Gaetano Vitale e Marino Galeandro, hanno sostenuto che i loro assistiti quella sera non volevano uccidere.

I familiari della vittima rappresentati dall’avvocato Rosario Orlando ha chiesto un risaricimento di mezzo milione di euro. Il verdetto sarà emesso dal gup, dottor Martino Rosati il prossimo 1° aprile Benito Potenza, trentaquattro anni, è considerato l’autore materiale dell’omicidio di Cosimo Denaro, ammazzato un anno fa, con un colpo di fucile davanti a una sala giochi del rione Tamburi. Di concorso in omicidio e sequestro di persona rispondono il ventisettenne Cosimo Potenza, fratello di Benito e il trentenne Francesco Longobardi.

La sera dell’Epifania del 2015 il killer esplose un solo colpo di fucile contro Denaro. L’agguato fu ripreso da una telecamera di videosorveglianza. Dieci avventori furono presi anche in ostaggio. Secondo l’accusa la vittima aveva avuto ripetuti contrasti con Benito e Cosimo Potenza e con Francesco Longobardi, sfociato anche in scontri fisici soprattutto con il primo.

Benito Potenza si era dato alla latitanza e nell’ambito delle indagini avviate per rintracciarlo i poliziotti della Squadra Mobile avevano messo agli arresti domiciliari, per il reato di favoreggiamento personale, una trentatrenne. Proprio seguendo la donna gli investigatori della questura di via Palatucci erano riusciti a risalire al luogo in cui si nascondeva il ricercato. Cosimo Denaro fu freddato sotto gli occhi dei suoi familiari.

I testimoni hanno poi confermato le accuse nei confronti degli arrestati nel corso di un incidente probatorio.

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