22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

Cronaca

Luigi Sportelli: «La ripresa non si gioca solo sul destino dell’Ilva»

Parla il neo-riconfermato presidente della Camera di Commercio


A poche settimane dall’insediamento del nuovo consiglio camerale, TarantoBuonasera ha voluto intervistare il riconfermato presidente della Camera di Commercio, Luigi Sportelli.

In questa intervista, ecco il suo programma per questo nuovo ciclo e gli orientamenti sul ruolo che potrà e dovrà svolgere l’enta camerale in questa fase così delicata per l’economia del territorio ionico.

Presidente Sportelli, con quali prospettive si apre questo nuovo mandato alla guida della Camera di Commercio?
Si apre con un Presidente eletto al primo scrutinio, riconfermato con il consenso di un’ampia maggioranza di consiglieri camerali (solo 5 schede bianche su 27 presenti) che hanno espresso con convinzione il loro voto intorno all’unico candidato – non ve ne erano altri. Il mandato si avvia, dunque, con una squadra molto motivata ed un impegno rinnovato e serio per lo sviluppo territoriale. La Camera di commercio ha operato bene nel precedente mandato – lo dimostra l’elezione plebiscitaria -, colto le tendenze dell’innovazione ed interpretato le istanze del mondo socio – economico che ha portato sui tavoli nazionali. Ora è necessario proseguire sulla strada tracciata, ma con l’entusiasmo che deriva da una coalizione forte ed aggregata di tutti i comparti.

Quali percorsi intende avviare la Camera di Commercio per dare sostegno al mondo produttivo ionico?
Il primo compito della nuova Camera è quello di definire le direttrici di intervento per l’economia territoriale. Bisogna certamente muoversi nell’ambito del bilancio preventivo già approvato, ma tracciando traiettorie e azioni operative sempre più incisive ed efficaci. Dunque, una volta eletta, la nuova Giunta lavorerà dentro questo schema generale.

Quali sono le azioni strategiche di marketing territoriale e promozionale?
Startup, digitalizzazione e innovazione, valorizzazione e tutela delle filiere produttive e degli ambiti vocazionali sono ormai principi trasversali che guidano le nostre azioni in tutti i settori economici. E poi l’attenzione ai grandi temi della crescita locale anche nell’ambito della programmazione nazionale ed europea, con il nostro impegno nel Contratto istituzionale di sviluppo. Senza dimenticare che la Camera di commercio di Taranto è ed intende continuare ad essere una pubblica amministrazione digitale fra le più avanzate in Italia, un tema fondamentale per il miglioramento del servizio alle imprese.

La questione Ilva continua a pesare come un macigno sul sistema socio economico tarantino: ritiene che le procedure di vendita avviate dal governo possano rasserenare e dare una boccata d’ossigeno alle imprese locali?
Al riguardo, l’elemento dirimente è che le imprese dell’indotto vedano saldati senza indugio i crediti maturati. Oggi questo è un problema gravissimo, perché ha innescato una spirale negativa, anche nell’occupazione e nei consumi, che solo una immediata iniezione di risorse ai legittimi creditori potrebbe in qualche misura rallentare. Se la vendita dell’Ilva andrà a buon fine e se questo comporterà vantaggi per la nostra economia è francamente una questione non valutabile oggi, le variabili sono troppe e in gran parte aleatorie. Concentriamoci, piuttosto, sul creare un contesto favorevolealla riconversione ed ai nuovi insediamenti. Insomma, lavoriamo per mettere le basi di una ripresa produttiva, sostenibile, ancorata al territorio. Su questo punto si gioca la partita del futuro economico di Taranto, non solo su quello che accadrà del Centro Siderurgico.

Altra grande questione: il dissesto del Comune. Anche in questo caso a pagarne il prezzo sono state soprattutto le piccole imprese. Cosa dovrebbe fare il Comune, a suo parere, per attenuare i disagi finanziari delle tante società travolte dalla crisi prodotta dal dissesto?
Innanzitutto, come ogni debitore dovrebbe pagare rapidamente e senza ulteriore indugio i propri debiti. Le imprese tarantine hanno pagato certamente un prezzo altissimo, ma c’è di più. La Camera di commercio di Taranto, che da diversi anni si occupa di analizzare questa vicenda sotto il profilo statistico – economico, ha più volte ribadito che l’impatto sul sistema locale è stato paragonabile ad uno tsunami che si è abbattuto all’improvviso su cittadini, professionisti e attività imprenditoriali. Un effetto domino i cui riflessi negativi, lungi dall’essersi attenuati, sono ancora oggi pienamente visibili. Il dissesto è tutt’altro che concluso e permangono criticità imponenti che ci fanno dubitare rispetto ad un esito positivo. Chiudere la procedura semplificata – completamente disattesa nei presupposti, in quanto in piedi da quasi 10 anni! – sarebbe un passo fondamentale, ma dai dati in nostro possesso non risulterebbe che ce ne siano le condizioni. E l’economia locale continua a soffrirne, anche in termini di massima imposizione fiscale.

Non sono mancati, all’atto dell’insediamento del nuovo consiglio camerale, strascichi di polemiche che si trascinano da anni. Riusciremo mai, come territorio, a superare divergenze e personalismi e a proiettarci verso battaglie per obiettivi comuni?
Premesso che difficilmente in un organismo democratico si trova un accordo perfetto fra le parti, è tuttavia importante che la dialettica si svolga nei luoghi deputati al confronto, perché tutti possano contribuire ad assumere le decisioni più opportune nell’unico interesse dell’economia tarantina (imprese e lavoratori). La mia opinione è che non ci siano strade alternative alla coesione. Le posizioni volte a preservare i privilegi o a conquistare piccole vittorie personali contrastano in modo stridente con le necessità di questo territorio, meritevole di attenzioni collettive e condivise. Oggi ci sono le condizioni per ricominciare bene, la Camera non è un centro di potere ma una struttura pubblica di servizio, aperta, di incontro e di confronto, dalla quale devono uscire azioni positive per l’economia tarantina, ispirate al bene comune. L’invito è a mettere da parte, una volta per tutte, i personalismi, soprattutto quando siamo chiamati ad esprimere un ruolo significativo sul territorio. Questo vale per l’Ente che presiedo, ma anche per tutte le altre Istituzioni che sui grandi temi devono trovare finalmente la capacità di ragionare insieme e presentarsi compatte intorno ai principali obiettivi di crescita. 

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