01 Agosto 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Agosto 2021 alle 22:53:00

Cronaca

A caccia di un Centro di ricerca oncologica dopo aver bruciato il San Raffaele

Già migliaia di firme per la petizione. Ma Taranto l’occasione l’ha persa...


Taranto ha bisogno di un centro di ricerca oncologica.

L’esigenza è così avvertita che in pochi giorni sono state raccolte migliaia di firme a sostegno della petizione, di marca ambientalista, per istituire a Taranto un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico: un centro per la cura e la ricerca sui tumori.

«La nostra idea – hanno spiegato Candida Fasano e la pediatra Annamaria Moschetti – è quella di prevenire attraverso questa petizione lo spreco dei finanziamenti per la ricerca e la sanità, che il governo e la Regione Pugglia hanno detto di stanziare per la ricerca, anche grazie al potenziamento di strutture ospedaliere già esistenti che possano acquisire così il carattere di Irccs. È la nostra occasione per migliorare davvero le cose a Taranto ed evitare l’esodo di malati di cancro tarantini verso altre città».

Iniziativa senz’altro lodevole. Solo che Taranto l’occasione per avere l’Irccs l’ha brutalmente sprecata qualche anno fa, quando si decise di rottamare il progetto dell’ospedale San Raffaele in favore del San Cataldo. Non un derby tra santi, ma scelte – anche di natura urbanistica – che hanno completamente cambiato lo scenario dei servizi sanitari offerti al territorio.

Vediamo perché. Il progetto del San Raffaele del Mediterraneo, che avrebbe dovuto sorgere al quartiere Paolo VI, prevedeva un ospedale che fosse luogo di cura, didattica e ricerca. Era stata anche sottoscritta una convenzione tra Fondazione San Raffaele del Mediterraneo e Università di Bari per un corso di laurea in medicina e professioni delle aree sanitarie riservato a 60 studenti. Un percorso che probabilmente avrebbe condotto il San Raffaele ad ottenere il riconoscimento di di “Istituto di ricerca e cura di carattere scientifico”.

Taranto ad oggi è e resta l’unica provincia pugliese a non avere un Irccs. Un fatto gravissimo, se si considera la problematica situazione sanitaria del territorio. Il San Raffaele, quindi, avrebbe rappresentato una ghiotta opportunità, forse irripetibile. Ma i guai giudiziari che travolsero don Luigi Verzè furono usati come grimaldello – complice anche l’immancabile trappola burocratica – per scardinare il progetto e deviare la rotta: da Paolo VI alla strada per San Giorgio Jonico. Dal San Raffaele al San Cataldo; dal centro di eccellenza ad un ordinario seppur moderno contenitore del tutto privo, tuttavia, di quelle caratteristiche di ricerca di cui Taranto avrebbe bisogno. Senza dire dello sconquasso urbanistico provocato da questa scelta. A Paolo VI il San Raffaele sarebbe andato a insediarsi in un’area già urbanizzata e dotata di servizi e collegamenti.

Sulla strada per San Giorgio, invece, si va ad urbanizzare un territorio vergine, dove andranno previsti servizi e collegamenti. Insomma, si continua ad espandere il confine della città, proprio alle spalle dell’Auchan, il centro commerciale pronto ad ampliare i propri spazi. E chissà se proprio il San Cataldo non funga da testa d’ariete per sfondare ad est e permettere, magari tra qualche anno, quella cementificazione in agguato sin dai tempi di Sircom.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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