23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Giugno 2021 alle 16:09:36

Cronaca

Ricorsi fiscali pilotati, un giudice tarantino arrestato a Roma

Onofrio D’Onghia Di Paola è finito in carcere insieme ad altre persone coinvolte nell'inchiesta


C’è anche un giudice tributario tarantino, il sessantaduenne Onofrio D’Onghia Di Paola, tra i tredici arrestati a Roma, dalla Guardia di Finanza, con l’accusa di far parte di un gruppo in grado di pilotare ricorsi tributari e ottenere così sgravi fiscali.

L’operazione “Pactum sceleris” è stata condotta dalle fiamme gialle del Gruppo Frascati, diretti dal colonnello Giuseppe Pastorelli (un ufficiale che per sette anni, dal 2004 al 2011, ha comandato il Nucleo di polizia tributaria di Taranto) e dai loro colleghi della Compagnia di Velletri, guidati dal capitano Graziano Rubino. Il giudice, che è originario di Mottola, e che è attualmente in servizio a Napoli, è stato arrestato insieme ad altri due giudici, a un avvocato, a due commercialisti, a due ex dipendenti dell’Agenzia delle Entrate di Roma e a un funzionario dell’Erario.

Secondo l’accusa il gruppo dietro un lauto compenso, avrebbe garantito ai contribuenti colpiti dagli accertamenti del fisco di uscire vittoriosi nei ricorsi presentati innanzi alle commissioni tributarie o di ottenere consistenti sgravi di imposte dagli uffici finanziari. Le indagini, coordinate da un pool di magistrati della Procura di Roma ipotizzano nei loro confronti le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla concussione e corruzione anche in atti giudiziari. Tra gli indagati a piede libero c’è anche l’attore e doppiatore romano Massimo Giuliani, al quale viene contestato il reato di corruzione in atti giudiziari in concorso con il suo commercialista e con il giudice tributario Onofrio D’Onghia Di Paola.

Secondo l’accusa l’attore avrebbe versato 65mila euro per ottenere, in appello presso la commissione regionale, il rigetto di un ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro una sentenza a lui favorevole e relativa a cartelle esattoriali di diversi accertamenti tributari per un ammontare di tre milioni di euro. Dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza è emerso che iI giudice tributario di origini tarantine oltre ad essere particolarmente esoso si sarebbe fatto scrivere le sentenze di accoglimento dei ricorsi a lui affidati dagli stessi avvocati proponenti. La circostanza è stata riferita in una conferenza stampa alla quale erano presenti il procuratore aggiunto del tribunale di Roma Francesco Caporale, i sostituti Stefano Rocco Fava e Giuseppe Deodato e i finanzieri del Gruppo Frascati. 

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