13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Cronaca

Quelle bonifiche rimaste solo sulla carta

Risanamento Mar Piccolo, Legambiente denuncia: troppi ritardi


Sono passati 1.151 giorni dalla nomina, da parte del Governo italiano, di un Commissario alle bonifiche di Taranto: da allora neanche un “copertone” è stato rimosso dai fondali inquinati del Mar Piccolo.

E’ questa l’amara verità che la delegazione di Legambiente Taranto, formata dalla presidente Lunetta Franco e da Rita Saponaro e Leo Corvace pone al vaglio della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali. Millecentocinquantuno giorni: è infatti dell’11 gennaio del 2013 il decreto di nomina dell’ingegner Alfio Pini a ‘’Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto’’: Sono invece “solo!” seicentootto quelli che decorrono dall’8 luglio 2014, data di nomina dell’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli.

Non è un fatto nuovo, si legge in una nota di Legambiente. Dieci anni fa, il 21 febbraio del 2006, con una sua nota la Provincia di Taranto faceva sapere che “Entro il prossimo 31 marzo bisognerà decidere quali procedure seguire per il risanamento ambientale del mar Piccolo” dopo una riunione convocata a Roma sull’argomento dal ministro dell’Ambiente dell’epoca, Altero Matteoli.

L’anno prima il Ministero dello Sviluppo Economico aveva stanziato per la bonifica 35 milioni di euro. Altri 10 milioni di euro erano stati messi a disposizione dalla Regione Puglia e a ottobre del 2006 con una Conferenza dei Servizi vennero stanziati ulteriori 26 milioni. All’epoca insorgemmo contro l’ipotesi di un possibile “dragaggio selvaggio”; accantonata quella ipotesi nefasta, però, non si approfondirono le altre possibilità e non se ne fece più nulla. Sono passati dieci anni da allora e il copione, sia pure con qualche variante, sembra ripetersi. Nel frattempo nessun passo avanti è stato fatto neanche nell’accertamento dell’origine delle fonti di inquinamento per dare un nome e cognome ai responsabili dell’inquinamento del Mar Piccolo. Noi non sappiamo se gli studi commissionati dall’attuale Commissario Vera Corbelli saranno in grado di farlo. Sicuramente accresceranno le nostre conoscenze in campi importanti e finora non sufficientemente indagati e di questo siamo contenti. Riteniamo però che non saranno in grado di definire con certezza una singola tecnica di bonifica da utilizzare in concreto: daranno certo utili indicazioni, ma alla loro fine, comunque, occorrerà decidere e assumersi la responsabilità di una scelta.

Per questo crediamo sia essenziale che si comincino a sperimentare, in aree ristrette e sotto un attento monitoraggio, diverse possibili tecniche di bonifica e che, a tale fine, si invitino esperti e aziende, non solo italiani ma almeno europei, a misurarsi con l’unicum costituito dal Mar Piccolo. Finora, però, l’unica sperimentazione annunciata, e che ci auguriamo non incontri ostacoli che riterremmo ingiustificabili, è il progetto “A New Life for Mar Piccolo”, cofinanziato dalla Commissione Europea, coordinato da ENEA che vede la partecipazione di CNR e Comune di Taranto, cui la struttura commissariale è estranea. Non vorremmo che finisse vittima di una sorta di “ maledizione della bonifica del Mar Piccolo”: la sua capacità, cioè, di produrre tanti studi ma di non passare mai ai fatti. Gli studi commissionati dalla dottoressa Corbelli vengono dopo la relazione di Arpa Puglia del 2014, rimasta secretata per mesi in un cassetto e poi accantonata.

Ma già nel 2011 il CNR di Taranto forniva una mappa sulla distribuzione del PCB nei sedimenti di Mar Piccolo e Mar Grande che evidenziava maggiori presenze di pcb in corrispondenza dell’Arsenale Militare, dei cantieri navali ex Fincantieri e di Buffoluto. Sempre del 2011 è la Relazione tecnica sullo stato di inquinamento da PCB nel SIN Taranto ed in aree limitrofe prodotta dalla Regione Puglia. Prima ancora era stata ISPRA nel 2010 a fornire uno studio importante sul grave stato di contaminazione del Mar Piccolo. Per rimanere solo agli ultimi anni. A fronte di questi studi non c’è, ad oggi, nessuna attività concreta, nessuna sperimentazione sul campo. Persino la pulizia dei fondali annunciata da oltre un anno non ha ancora né una data di inizio e tantomeno una di fine in cui annunciare – con gioia e soddisfazione di tutti – che finalmente la bonifica del Mar Piccolo è cominciata.

La ricerca delle cause, la necessità di individuare e eliminare l’origine di eventuali apporti inquinanti tuttora esistenti – che va perseguita con forza – non può diventare un alibi per non fare. Lo esigono le condizioni in cui sono ridotti i fondali del Mar Piccolo, il rilascio di sostanze tossiche che ha messo in ginocchio la mitilicultura tarantina. Lo esige la circostanza che Base Navale, Arsenale Militare, Cantieri Navali ex Fincantieri e Stabilimento Siderurgico ex Italsider sono tutti nomi della stessa cosa: lo Stato italiano, cui va con tutta evidenza ascritta una grande responsabilità e quindi la necessità di provvedere alla bonifica. 

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