Cronaca

«Trasporto marittimo? Sbagliato affidarsi… alla buona stella»

Le parole di Michele Conte, già segretario generale e presidente dell’Autorità portuale di Taranto


Ed ecco che annuncio dopo annuncio e dopo le tante successioni di crono programmi e manifestazioni di certezze regolarmente mancati, arrivano, inesorabili, senza alcun rinvio, le lettere di licenziamento alla fine di una procedura posta puntualmente in esecuzione dalla Tct in liquidazione e a tutti già nota, ma irresponsabilmente sottovalutata.

A questo punto non ci sono altri crono programmi da ammannire o inaugurazioni da fare. Non resta, ora che augurarsi che qualche santo romano metta una pezza altrimenti saranno dolori per 540 giovani famiglie tarantine e per un indotto in progressiva sofferenza. Inoltre, da quanto si è potuto percepire, le manifestazioni di interesse al bando pubblico per l’assegnazione in concessione delle aree del Molo Polisettoriale, non sembrano dare grandi speranze di assunzione di numeri importanti di mano d’opera.

Sembrerebbe che l’unica “proposta” suscettibile di sviluppo sia quella del consorzio che vede insieme operatori locali e la costellazione Bollorè, che partendo da un’area limitata di 150.000 mq., rispetto all’area di circa un milione di mq. messa in gara, potrà svilupparsi in futuro, sempre che le ulteriori aree restino disponibili per un tempo indeterminato.

L’aggregazione di due società manifatturiere che operano a livello internazionale e una compagnia di logistica integrata e intermodale, sempre di caratura internazionale, potrebbe costituire l’avvio di un progetto di Distripark endoportuale, manifatturiero e distributivo, suscettibile di grande sviluppo proprio perché potrebbe usufruire di grandi spazi a filo banchina con potenti mezzi e attrezzature di movimentazione e di carico/ scarico e soprattutto con le intermodalità mare, ferrovia, strada e aereo, se si attivasse il cargo a Grottaglie. L’assenza di proposizioni da parte di vettori marittimi o di gestori di terminal consolidati sta confermando la rivoluzione nel campo del transhipment. In Italia non si farà più trasbordo per diverse ragioni: per lo sviluppo dei porti concorrenti del Nord Africa e del Mediterraneo sud orientale, per le aggregazioni dei grandi vettori e per il crescente sviluppo, testimoniato dai trend di crescita, dei porti italiani del nord: Livorno, La Spezia, Genova e Savona sul Tirreno, Ravenna, Venezia e Trieste sull’Adriatico.

Queste evidenze dovrebbero ormai certificare che per i porti meridionali è esiziale cambiare rotta e non insistere , caparbiamente, su schemi del passato che porteranno di sicuro ad un continuo arretramento di posizioni che sembravano sicure prima dei grandi cambiamenti dello shipping mondiale e questo anche per effetto della crisi che continua a lasciare il segno nel mondo del trasporto marittimo, che pur in crescita, si assesta però su modelli nuovi difficilmente percepibili da chi non ha il polso della realtà e si affida alla sua buona stella.

Michele Conte
Già segretario generale e presidente dell’Autorità portuale di Taranto

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