26 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 26 Novembre 2020 alle 10:54:25

Cronaca

Le mosse di Arvedi per arrivare all’Ilva

A Trieste assunti dirigenti tarantini


Il tempo adesso stringe.

Scade il termine per comunicare ufficialmente ai commissari dell’Ilva quali sono le cordate disponibili a rilevare il colosso siderurgico.

In altre parole, chi ha già presentato le manifestazioni d’interesse dovrà dichiarare se e chi sono gli eventuali compagni di avventura nel sentiero che dovrebbe portare all’acquisizione dell’azienda dei Riva e, in particolare, del più grande stabilimento d’Europa, cioè quello di Taranto.

Le cordate più accreditate sono due: quella che fa riferimento a Marcegaglia e agli indiani di Arcelor Mittal e quella che ruoterebbe intorno al gruppo Arvedi. Proprio da quest’ultimo si attende di sapere se della cordata fanno parte, come pare, Del Vecchio (Luxottica) e i turchi di Erdemir. In entrambi i casi, sia con Marcegaglia che con Arvedi, un ruolo determinante lo svolgerebbe la Cassa Depositi e Prestiti, la cerniera finanziaria dell’operazione. Messo tutto nero su bianco, i commissari Gnudi, Laghi e Carrubba avranno tempo fino al 30 giugno per scegliere la proposta migliore e decidere a chi affidare le sorti dell’azienda siderurgica.

Negli ultimi giorni i riflettori sono stati accesi in particolare su Arvedi e su quanto sta accadendo a Trieste, dove proprio ieri si è tenuta una manifestazione ambientalista per protestare contro l’inquinamento prodotto dalla Ferriera Servola, quella del cavalier Arvedi, appunto. Quella storica Ferriera dove è in corso un processo di risanamento ambientale.

Quasi una prova generale per Taranto. Può essere un indizio. Come può essere un indizio anche un’altra indiscrezione che rimbalza da Trieste: negli ultimi mesi, infatti, Arvedi avrebbe fatto incetta di dirigenti provenienti dall’Ilva di Taranto. Ne avrebbe assunti diversi. Una scelta che non si spiegherebbe solo con le esigenze della Ferriera, di dimensioni enormemente inferiori allo stabilimento tarantino. Ecco allora che anche questa mossa potrebbe far parte della strategia per prepararsi a gestire il colosso siderurgico che si affaccia sul rione Tamburi.

Proprio l’anno scorso Giovanni Arvedi aveva pronunciato parole che oggi suonano quasi come profetiche se rilette con lo sguardo a Taranto: «Abbiamo scelto – le parole di Arvedi riportate dal Piccolo di Trieste – di restituire il futuro allo stabilimento (quello di Serrola, ndr) raccogliendo due sfide: quella della sostenibilità e quella della competitività. La sostenibilità è un prerequisito perché il lavoro non può andare a danno degli altri ed è una sfida che stiamo già vincendo grazie anche all’aspiratore della cokeria che sta restituendo ottimi risultati. La sfida della competitività invece dobbiamo vincerla rendendo più produttivo l’altoforno».

Nelle prossime ore avremo le idee più chiare in proposito. Intanto, a proposito della manifestazione ambientalista di Trieste, c’è da registare la solidarietà arrivata dai Genitori Tarantini: sperano che l’intervento della Corte Europea per i diritti dell’uomo possa mettere fine alla “violazione del diritto alla vita” che la stessa Corte ha contestato allo Stato Italiano sulla vicenda Ilva. 

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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